venerdì 29 gennaio 2016
Grazie Signor Presidente!
Anote Tong è il Presidente della Repubblica delle Kiribati. Una piccola e stupenda nazione dell'Oceania. Per questa piccola nazione i cambiamenti climatici non sono un argomento di preoccupazione o di discussione. Sono un problema enorme. E lo sono già ora. I piccoli e bassi atolli corallini che formano il territorio su cui si estende la Repubblica delle Kiribati sono già ora pesantemente colpiti dall'innalzamento del livello del mare e dai cambiamenti climatici. Parliamo di una nazione letteralmente con "l'acqua alla gola" già in questo momento. Una nazione che si interroga sulla sua stessa sopravvivenza. Eppure una nazione che ha saputo fare scelte drastiche e coraggiose per cercare di garantire un futuro degno e per cercare di preservare il più possibile questo piccolo e meraviglioso pianeta.
Per la dignità, il coraggio, la determinazione e la saggezza mostrate, ancora una volta: grazie Signor Presidente!
E buon futuro a lei e a noi tutti dal vostro affezionato Panda
P.S. - La prossima volta che i leader del mondo vorranno indire un convegno internazionale sui cambiamenti climatici sarebbe opportuno tenerlo in un posto come le Kiribati anziché a Parigi. Di certo paesi come quello del Signor Tong hanno molto più diritto di altri di parlare dei rischi dei cambiamenti climatici. Inoltre, così facendo, a chi negasse o sminuisse il problema si potrebbe semplicemente chiedere di prendere residenza lì, come segno della buona fede delle proprie affermazioni e rassicurazioni.
lunedì 18 gennaio 2016
Balasso: discorso di capodanno 2016
Buona visione e buon 2016 a tutti dal vostro affezionato Panda (e dalla sua infinita ed inscusabile coglionaggine).
giovedì 7 gennaio 2016
Un mondo in preda alla paura
David Rothkopf parla del mondo post 9/11. Un mondo ancor più folle e distruttivo di quanto già non fosse prima. Un mondo dominato, condizionato e paralizzato dalla paura.
Per quanto mi riguarda, non ho nulla contro la paura. In realtà la considero un'ottima compagna di viaggio, persino un'amica... ma un'amica difficile. Sa dare il meglio di sé solo quando viene ascoltata attentamente. Sfortunatamente però l'unica cosa che si desidera dinnanzi ad essa è fuggire e si fa una fatica tremenda ad ascoltare attentamente qualcuno mentre si fugge a gambe levate da lui. La vera nemica infatti non è la paura, ma la fuga. la paura è una tremenda avversaria di ciascuno di noi, ma il vero nemico, come sempre si nasconde in noi stessi.
Il coraggio e tutto il bene che da esso deriva e di cui si può godere è di fatto la convivenza con la paura, ossia lo stare dinanzi a lei senza cedere alla tentazione di fuggire. Chi non prova paura è un menomato o, nella migliore delle ipotesi, uno sciocco. Non ci può essere coraggio senza paura poiché il coraggio è la capacità di affrontarla, di sopportarla e persino di ascoltarla.
Viviamo un periodo storico dove c'è un disperato bisogno di coraggio. Non solo e non tanto per le enormi sfide che ci attendono e che, inutile dirlo, un po' di paura giustamente ce la fanno. Oggi più che mai serve coraggio poiché non può esserci saggezza né vera conoscenza né vero progresso senza il coraggio. Non si può essere logici, efficaci ed efficienti senza un briciolo di coraggio e per risolvere gli enormi guai che l'umanità ha creato suo questo piccolissimo pianeta di logica, efficacia ed efficienza ne servono a palate.
Buona visione e buon futuro a tutti dal Panda
lunedì 4 gennaio 2016
Ci sono aspetti che rendono il lavoro un'attività soddisfacente oltre alla busta paga. Barry Schwatz suggerisce che esistono valori intangibili che vengono semplicemente e tragicamente ignorati dal attuale modo comunemente condiviso di intendere e concepire il lavoro e gli esseri umani che lo svolgono. Pensare ai lavoratori come semplici ingranaggi di una ruota è molto più che un'idea errata è un modo per creare istituzioni ed un'intera civiltà errata.
Buona visione e buon futuro a tutti dal Panda
sabato 2 gennaio 2016
Rivoluzione
Che senso ha invocare una Rivoluzione?
Secondo la modesta opinione del vostro affezionato Panda... proprio nessun senso!
Le Rivoluzioni, quelle vere, quelle che cambiano ogni cosa non si fanno chiedendo agli altri di farle. Si costruiscono pezzo per pezzo. Invocarle non serve a nulla. Serve farle. Serve crearle. E prima ancora serve sognarle, desiderarle, immaginarle. Serve amarle!
Tutti si rendo ormai conto, in modo consapevole od inconsapevole, che le cose a questo punto sono andate a scatafascio. Tutti intuiscono la semplice e tremenda realtà: non abbiamo pianeti su cui scappare, questo pianeta è l'unico che abbiamo, se affonda noi affonderemo con lui.
Un ottimo motivo per tentare di cambiare le cose, penserete. E invece no! Non basta. Non è mai bastato. La paura, da sola, non serve a nulla e non motiva nessuno a fare la scelta giusta. Serve di più. Serve determinazione. serve impegno. Serve amore, anzi AMORE (con tutte le lettere maiuscole e non solo quella iniziale).
No! Nacque nel retro delle bottega fiorentine e crebbe all'interno dei minuscoli staterelli italiani dell'epoca. E il suo più alto ed illustre esponente, Leonardo da Vinci, ebbe a dire niente po po di meno che;
All'inizio di questa mia farneticazione ho sostenuto che invocare una Rivoluzione, ossia chiedere ad altri di farla è una cosa priva di senso. L'ho detto anche poiché delegare il successo di un difficilissimo cambiamento al consenso e all'aiuto di tanti altri è un ottimo alibi per liberarsi della propria quota di responsabilità. Per dirla come l'avrebbe detta Gandhi:
Se poi vi manca l'ispirazione su come dovrebbe essere la Rivoluzione di cui sentiamo così istintivamente e prepotentemente l'esigenza in questo particolarissimo periodo storico ecco qui il mio piccolo contributo. Un contributo che non ambisce a convincere nessuno, non solo per coerenza con quanto fin qua esposto, ma anche per la nuda e cruda consapevolezza che il vostro affezionato Panda non è né un Leonardo da Vinci né un Gandhi e neppure un Wright. So che molti migliori di me possono perfezionare grandemente, ampliare e rifinire il concetto e l'approccio alla Rivoluzione da me illustrata. Inoltre è irragionevole pretendere di cambiare il modo altrui d'interpretare il mondo con buone argomentazioni. Quel punto di vista s'è formato, sedimentato e calcificato in decenni di vita, d'esperienze individuali e collettive. Avere delle buone argomentazioni non può bastare. Siamo esseri umani, non computer,
Magari però qualcuno si innamorerà dell'idea abbastanza da non abbandonarla solo perchè inizialmente appare assurda (così com'è giusto che appaia all'inizio ogni idea genuinamente rivoluzionaria). Forse qualcuno poco a poco farà sua quell'intuizione. Ci giocherà, l'esplorerà, la modificherà e la migliorerà.
Per quanto mi riguarda io continuerò a provarci. Ancora ed ancora.
Perché mi piace. Perché mi ci diverto... e perché sono convito che il mondo lo meriti. Sono profondamente e sinceramente convinto che questo minuscolo e meraviglioso mondo che chiamiamo pianeta Terra meriti una possibilità. O per lo meno un onesto tentativo.
Sono sicuro che voi di certo lo meritate, quindi...
...buon futuro a tutti dal Panda.
Secondo la modesta opinione del vostro affezionato Panda... proprio nessun senso!
Le Rivoluzioni, quelle vere, quelle che cambiano ogni cosa non si fanno chiedendo agli altri di farle. Si costruiscono pezzo per pezzo. Invocarle non serve a nulla. Serve farle. Serve crearle. E prima ancora serve sognarle, desiderarle, immaginarle. Serve amarle!
Tutti si rendo ormai conto, in modo consapevole od inconsapevole, che le cose a questo punto sono andate a scatafascio. Tutti intuiscono la semplice e tremenda realtà: non abbiamo pianeti su cui scappare, questo pianeta è l'unico che abbiamo, se affonda noi affonderemo con lui.
Un ottimo motivo per tentare di cambiare le cose, penserete. E invece no! Non basta. Non è mai bastato. La paura, da sola, non serve a nulla e non motiva nessuno a fare la scelta giusta. Serve di più. Serve determinazione. serve impegno. Serve amore, anzi AMORE (con tutte le lettere maiuscole e non solo quella iniziale).
Retorica? Vacue ed astratte speculazioni?
Vediamo un po': miliardi di persone lungo tutto il corso della storia hanno sognato di volare. Chi c'è riuscito? Grandi facoltà ben finanziate? Illustri dottori e i loro numerosi assistenti? I laboratori di Ricerca&Sviluppo delle grande aziende? I militari?
Eh no! Sono stati due umili meccanici di biciclette, i fratelli Wright. Due attivissimi appassionati d'alianti. Non grandi dottori. Non grandi affaristi. Grandissimi appassionati!
E chi sbloccò l'intero campo della Fisica teorica dal pantano in cui s'era arenata agli inizi del 1900? Illustri cattedratici? Attrezzati laboratori industriali o militari?
Eh no! Fu il più famoso impiegato che un ufficio brevetti abbia mai avuto, un fino ad allora sconosciutissimo Albert Einstein che, ironia della sorte, diverrà in seguito al suo strepitoso successo l'icona per antonomasia dello scienziato e dello studioso accademico. Eppure questo genio tra i geni disse:
L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l'immaginazione abbraccia il mondo.Meglio ancora: dopo secoli di buio, barbarie e decadenza medioevale, dove fiorì il Rinascimento? In un qualche grande centro urbano? All'interno di ricche e vasti imperi?
No! Nacque nel retro delle bottega fiorentine e crebbe all'interno dei minuscoli staterelli italiani dell'epoca. E il suo più alto ed illustre esponente, Leonardo da Vinci, ebbe a dire niente po po di meno che;
Ogni nostra cognizione, principia dai sentimenti.
Sfortunatamente, il mito romantico della Rivoluzione Francese e tanta vana retorica e propaganda hanno legato il concetto di Rivoluzione a quello di violenza. Per smontare questo assurdo si potrebbe fare un'analisi storica su vasta scala, oppure si potrebbero citare le sagge e lungimiranti analisi politiche di miti quali Mahatma Gandhi e Martin Luther King, ma io, per brevità, preferirei citare un'altra volta il buon Leonardo da Vinci:
Chi non stima la vita, non la merita.Le vere Rivoluzioni non si impongono con l'uso della forza. Si impongono perchè sono meglio. Meglio di ciò che finiscono per spazzare via. E nel far ciò, ogni vera Rivoluzione, ha sempre dimostrato un semplice ma fondamentale concetto, ossia che la perfezione, in quanto esseri umani, non ci appartiene, ma migliorare è sempre possibile!
All'inizio di questa mia farneticazione ho sostenuto che invocare una Rivoluzione, ossia chiedere ad altri di farla è una cosa priva di senso. L'ho detto anche poiché delegare il successo di un difficilissimo cambiamento al consenso e all'aiuto di tanti altri è un ottimo alibi per liberarsi della propria quota di responsabilità. Per dirla come l'avrebbe detta Gandhi:
Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo.Una frase apparentemente semplice, di grande effetto e profondi significati. Una frase che è al tempo stesso un invito a non scappare, ad impegnarsi personalmente, a non attendere, a non arrendersi alle pigrizie, a non cercare altrui colpe (reali o meno) su cui scaricare la propria bile, ma anche un invito a godere del proprio orgoglio, un invito a vivere una vita piena ossia spesa per ciò che realmente ci rappresenta, a godere e gioire del meglio che c'è in noi, un invito ad osare ciò che vorremmo e a sfidare la sorte gioendo del proprio coraggio, della propria forza e della propria immaginazione. Un invito a non sentirsi sciocchi solo perchè si osa essere diversi. Un invito ad amare ciò che si fa. E, si sa, amare ciò che si fa è il miglior modo per farlo bene ed avere successo.
Se poi vi manca l'ispirazione su come dovrebbe essere la Rivoluzione di cui sentiamo così istintivamente e prepotentemente l'esigenza in questo particolarissimo periodo storico ecco qui il mio piccolo contributo. Un contributo che non ambisce a convincere nessuno, non solo per coerenza con quanto fin qua esposto, ma anche per la nuda e cruda consapevolezza che il vostro affezionato Panda non è né un Leonardo da Vinci né un Gandhi e neppure un Wright. So che molti migliori di me possono perfezionare grandemente, ampliare e rifinire il concetto e l'approccio alla Rivoluzione da me illustrata. Inoltre è irragionevole pretendere di cambiare il modo altrui d'interpretare il mondo con buone argomentazioni. Quel punto di vista s'è formato, sedimentato e calcificato in decenni di vita, d'esperienze individuali e collettive. Avere delle buone argomentazioni non può bastare. Siamo esseri umani, non computer,
Magari però qualcuno si innamorerà dell'idea abbastanza da non abbandonarla solo perchè inizialmente appare assurda (così com'è giusto che appaia all'inizio ogni idea genuinamente rivoluzionaria). Forse qualcuno poco a poco farà sua quell'intuizione. Ci giocherà, l'esplorerà, la modificherà e la migliorerà.
Per quanto mi riguarda io continuerò a provarci. Ancora ed ancora.
Perché mi piace. Perché mi ci diverto... e perché sono convito che il mondo lo meriti. Sono profondamente e sinceramente convinto che questo minuscolo e meraviglioso mondo che chiamiamo pianeta Terra meriti una possibilità. O per lo meno un onesto tentativo.
Sono sicuro che voi di certo lo meritate, quindi...
...buon futuro a tutti dal Panda.
martedì 29 dicembre 2015
RIVOLUZIONE POSSIBILE
"Impossibile" è una parola pericolosa per intelligenze dalle facoltà e dalle conoscenze limitate come le nostre. L'esplorazione del possibile richiede un certo grado di libertà, senza il quale la discrezione rischia seriamente d'essere solo auto-limitazione. Il problema è che la libertà è tremendamente difficile. Difficile non scadere nell'auto-compiacimento o in un opposto ma altrettanto sterile auto-castrazione. Ancor più difficile non finire per rinunciare alla libertà in cambio di un po' di comodità.
La conoscenza richiede un alto grado di libertà. La libertà richiede a sua volta un alto grado di impegno e di consapevolezza.
Un preambolo piuttosto astratto, ma necessario per introdurre il vero argomento di questo manifesto: salvare questo mondo è possibile.
La cosa non è banale. Il tempo dell'abbondanza e dell'ingenuità del genere umano volge al termine. Siamo diretti su binari culturali, militari ed economici che ci spingono ad ogni sospiro un passo più vicino al baratro. Non dico questo per gusto retorico. Ci sono validi e consistenti motivi razionali per sostenerlo.
Il tempo sta per scadere. Non c'è più tempo per le riforme graduali e i piani a lungo termine. O abbracciamo una rivoluzione radicale oppure abbracciamo la nostra fine e, probabilmente, quella dell'intera biosfera per come la conosciamo oggi.
Molti hanno intuito o compreso la necessità di una rivoluzione, ma la domanda rimane sempre la stessa: di cosa diavolo stiamo parlando? Abbandonare il modo di condurre i nostri affari così come siamo abituati a fare ora comporta il presupposto di avere un idea di come iniziare a condurli in modo veramente nuovo.
E qui viene la parte interessante. Se stiamo parlando di una vera Rivoluzione credete forse che se qualcuno ve ne parlasse per la prima volta voi la trovereste immediatamente ragionevole e credibile? Dopo aver speso un'intera vita a fare e a pensare in un certo modo, se ci riusciste sareste pazzi o sciocchi. Se invece siete persone ragionevoli ed intelligenti, come spero voi siate, di certo trovereste il racconto del mondo possibile di un vero rivoluzionario qualcosa di assolutamente pazzesco ed irrealistico. Forse persino fastidioso ed irritante.
Dimenticavo: se siete persone veramente oneste, oltre che ragionevoli ed intelligenti, allora lo sconcerto ed il disappunto iniziale non vi fermeranno dal considerare un po' più attentamente la cosa. Ma se siete solo oneste, ragionevoli ed intelligenti vi fermerete solo a questo: a considerare astrattamente la cosa. Arriverete ad un gioco intellettuale, magari tremendamente serio, ma non vi spingerete oltre.
Per andare oltre serve un incredibile coraggio.
Per sperimentare quel genere di libertà che porta a cambiare il mondo serve un pizzico di pazzia che Dio o il destino riservano a quei rarissimi fortunati che fanno della propria vita ciò che vogliono sapendosene prendere gli oneri sulle proprie spalle.
Se volete essere dei rivoluzionari, allora, dovete ambire all'eccellenza richiedendo da voi stessi (e da voi stessi soltanto) il massimo. Un rivoluzionario vero non chiede nulla agli altri. la rivoluzione non si può né appaltare né delegare. Non è così che funziona.
Non serve essere in tanti, anzi, da che mondo è mondo le vere rivoluzioni sono sempre partite da piccoli o piccolissimi gruppi di persone. Serve invece essere determinati. La violenza non fa parte né mai lo farà di quello di cui sto parlando ora. A differenza della compassione e dell'amore verso il prossimo (anche e soprattutto se quel "prossimo" in realtà è molto distante nello spazio, nel tempo o nelle apparenze).
La libertà, il buon senso, l'intelligenza, il coraggio e l'empatia che essere rivoluzionari veri richiede possono essere sostenuti per lunghi periodi di tempo solo grazie all'amore e alla passione. Le idee ed i progetti da soli non bastano.
Detto questo possiamo passare al punto della questione: se salvare questo pianeta è possibile, come? Qual'è la rivoluzione che dobbiamo alimentare? O per dirla più schiettamente: di cosa diavolo stiamo parlando?
A domanda schietta, una schietta risposta: parliamo di abbandonare l'uso del denaro e delle logiche mercantilistiche e di scambio per regolare le attività economiche.
Avete presente la serie classica di Star Trek?
Non parlo della parte fantascientifica fatta di motori a curvatura, siluri fotonici e teletrasporto. Parlo della parte riguardante i rapporti sociali ed umani. Parlo di un'economia basata sulla cooperazione al posto della competizione, basata sulla passione per quel che si fa anziché sul fatto di dover portare a casa uno stipendio per pagare mutui e/o bollette.
Lo so, lo so. Ora la mente abituata a questa realtà vi suggerisce idee quali "ma che cavolo sta dicendo questo?!". O almeno lo spero, perchè, se è così, allora siete persone intelligenti ed equilibrate. Non vi chiedo quindi di cambiare opinione (almeno per ora) ma solo di non fuggire, di non ritrarvi intellettualmente.
Se siete arrivati fin qua vi chiedo solo di valutare accuratamente la cosa. Di valutarla in modo razionale. Lasciate stare quello che credete e quello che io credo. Vediamo quello che la scienza ci dice in merito a ciò che motiva le persone nel svolgere compiti complessi e che richiedono alte doti di creatività (ciò la parte del lavoro che conta nella civiltà in cui ora viviamo). Valutate quello che la scienza antropologica ed archeologica dicono in merito al mito del baratto ossia all'assurda credenza priva di ogni fondamento che vuole che prima dell'uso del denaro fosse il baratto a dominare l'economia. Valutate poi quello che la moderna psicologia ed antropologia hanno stabilito in merito ai comportamenti anti-empatici alimentati dall'accumulo del denaro. Valutate poi le considerazioni scientifiche riguardanti gli studi sulla felicità umana ed il denaro.
Fate qualche ricerca sul uso del PIL quale indicatore di benessere su cui basare le scelte collettive. Fate qualche piccola ricerca sulla disoccupazione tecnologica ed in particolare sulla prossima ondata di disoccupazione dovuta ai moderni sviluppi della robotica e dell'intelligenza artificiale. Fate qualche ricerca sulla obsolescenza tecnologica, sull'usa-e-getta, sul sovra-sfruttamento delle risorse planetarie e sul conseguente inquinamento. Quindi chiedetevi quale sia la vera causa di queste aberrazioni economiche.
Considerate come, storicamente, tutti moderni tentativi politico/economici di "migliorare il mondo" siano essi stati capitalistici, comunisti o d'altra natura abbiano sempre dato il denaro per scontato. E considerate le evoluzioni e gli esiti di questi tentativi così appassionatamente e tenacemente coltivati fino ad oggi.
Ragionate sulla moderna ed encomiabile sete di uguaglianza e di meritocrazia e su come queste caratteristiche sociali possano coesistere con l'irrinunciabile diritto ad ereditare beni e ricchezze dai propri parenti defunti.
Infine considerate i rapporti che legano concetti quali la disuguaglianza, lo sfruttamento di persone e/o di risorse naturali limitate, la violenza sistemica, la criminalità (organizzata o meno) e la corruzione con l'uso del denaro.
Fate queste ricerche e queste riflessioni da soli e da soli datevi le risposte che meglio credete.
Una volta fatto questo lavoraccio (e solo allora), tornate a porvi le domande iniziali: salvare questo mondo è possibile? E se sì come? Un'economia senza l'uso del denaro e senza scambi mercantilistici può essere la soluzione? Può essere fattibile? Se non lo è, perché? Se invece lo è, come può essere realizzata?
A questo punto, se vorrete, potrete anche considerare le mie valutazioni in proposito: qui.
Se farete veramente tutto questo e se avrete il coraggio di raccontarlo ad altri senza temere il ridicolo e lo sdegno che gli altri potrebbero rivolgervi, allora siete dei veri rivoluzionari e poco importa che siate d'accordo o meno con le mie idee.
Grazie.
Un saluto a voi tutti dal vostro affezionato Panda
domenica 27 dicembre 2015
Vaccinofobia
Il Panda consiglia a tutti il seguente link:
http://graphic-news.com/stories/vaccinofobia/#
Buona visione e, spero, divulgazione da parte del vostro sempre affezionatissimo Panda.
http://graphic-news.com/stories/vaccinofobia/#
Buona visione e, spero, divulgazione da parte del vostro sempre affezionatissimo Panda.
giovedì 24 dicembre 2015
Natale con l'Isis - Il Terzo Segreto di Satira
Buon Natale a tutti dal Panda!
Ben conscio che in quei "tutti" ci stanno pure un miliardino di islamici, un altro miliardino di induisti, mezzo miliardino di buddisti, ecc... ecc... senza scordare atei e agnostici (come il sottoscritto) a cui, tecnicamente parlando, del Natale potrebbe importare assai poco (per così dire). Un paradosso?
No! Solo... un buon Natale!
In fin dei conti siamo tutti uguali. Piaccia oppure no, apparteniamo tutti ad un unica grande famiglia.
La grande famiglia dei capitalisti e dei consumisti. Ed il Natale è indubbiamente la nostra festa per eccellenza in questo senso. Il resto sono solo trascurabili caratterizzazioni frutto di un lontano ed insignificante passato.
Certo, al posto di "buon Natale" si potrebbe cercare un augurio meno "caratterizzato" in senso cristiano e un po' più attuale e moderno (in fin dei conti Natale è ormai vecchiotto con i suoi 2.000 anni). Si potrebbe allora tentare con qualcosa di più frizzante e, non dico contemporaneo, ma almeno più moderno.
Ah ecco! Ci sono!
In quest'era "globale" si potrebbe augurare a tutti un felice... "Arbeit macht frei!", come dicevano quei "simpaticoni" dei nazzi, ovvero il "Il denaro rende liberi"... o qualcosa del genere. Lo so, lo so a qualcuno usare uno slogan nazzi potrebbe far storcere il naso. Per quella storiucola dei 70 milioni di morti e dei campi di concentramento ecc...
Beh, ma perché essere tanto schizzinosi?
I nazzi avranno pur perso la Seconda Guerra Mondiale militarmente, ma hanno vinto culturalmente e pure alla grande. certo, nessuno "in vista" ama fregarsi del marchio nazzista, ma a parte qualche svastichina, qualche ridicola marcia a passo di papera e qualche assurdo baffetto...
Voglio dire: guardatevi in giro. Vedete molta tolleranza? Vedete democrazia (quella vera, non quella da "esportare")? Vedete fratellanza e amore e rispetto per la cultura? Vedete integrazione? Vedete solidarietà verso chi soffre?
Il nazzismo ha stravinto.
E, ammettetelo, la maggior parte di voi non se n'è nemmeno accorta!
Non poteva che andare così. La Seconda Guerra Mondiale è stata combattuta sostanzialmente da tre parti:
1) quella germanica apertamente nazzista;
2) quella occidentale che la pensava più o meno uguale a quella germanica, fatta eccezione per qualche folkloristico aspetto secondario, ma che se l'era presa a morte perchè, quel fetente di Hitler, aveva attaccato i suoi territori -alias mercati e mezzi di produzione - anziché aggredire direttamente ed esclusivamente quelli sovietici come pareva implicito nei generosi aiuti concessi dal capitalismo al regime nazzista ante-guerra;
3) in fine c'era la parte sovietica (appunto), ideologicamente già estinta all'epoca della ascesa al potere di quel despota assoluto di Stalin ed estinta poi in ogni possibile senso con la caduta del muro di Berlino.
Tre contendenti e tre diverse forme di dispotismo. Poteva finire in modo diverso? Ha prevalso il nazismo discreto del liberismo consumistico attuale. I campi di concentramento sono scomparsi ed interi continenti hanno finito per assomigliarvici in modo impressionante grazie a strani aiuti umanitari internazionali dal fortissimo retrogusto acido della peggiore usura concepibile.
Ed eccoci qua!
70 anni dopo. Non cerchiamo più "sporchi ebrei" e gli "sporchi negri" (o per lo meno la maggior parte di noi ha smesso), ma stiamo allegramente iniziando a cercare gli "sporchi islamici"! Beh, sì, per ora la maggioranza parla ancora di "sporchi terroristi islamici", ma date tempo al tempo. In fin dei conti non abbiamo nemmeno mai veramente smesso di dare la caccia agli "sporchi zingari" e agli "sporchi omosessuali".
70 milioni di morti, una guerra fredda costantemente in bilico verso l'oloccausto nucleare (ancora possibilissimo), la devastazione ambientale e culturale dell'intero pianeta, ecc... ecc... tutto per cosa?
Per far finta di dare la caccia prima ad al-Qaeda ed ora all'ISIS?
Un gran passo avanti, non c'è che dire.
Decenni di democrazia ininterrottamente esportata in posti come il Vietnam, la Cambogia, tutto il Sud America, l'Afghanistan e l'intero Medio Oriente. Decenni di "danni collaterali", di "sacrifici duri ma necessari", di "tasse ben spese", di "necessità militari plurimiliardarie", di "servizi segreti deviati", di "strategia della tensione", di "operazioni ombra", di "diritti civili sacrificati all'altare della crescita economica" oppure della "sicurezza nazionale", ecc... ecc... ecc...
E ancora ci caschiamo!
Perché non essere sinceri? Almeno una volta. Almeno sotto Natale!
Perché non salutarci con un genuino e veritiero "Arbeit macht frei" ?
Non sarà carino, ma almeno ci rappresenta per quello che siamo diventati. E se siamo troppo spaventati per vedere quello che siamo diventati o se anche solo abbiamo il sospetto che quel che ho detto possa essere vero, allora un problemino direi che lo abbiamo ugualmente, no?
Un saluto affettuoso e sincero a voi tutti dal Panda
domenica 29 novembre 2015
Timelapse dei ghiacciai del Karakorum: 25 anni in 1,5 secondi
via GIPHY
Alla vigilia della conferenza sul clima di Parigi (Cop21), l'ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) ha pubblicato questo brevissimo video di appena 1,5 secondi. E' stato creato usando le immagini e i dati forniti dal 1990 al 2015 da 3 satelliti Landsat riguardo alle trasformazioni avvenute in quattro differenti regioni del massiccio centrale del Karakorum (Baltoro, Panmah, Skamri Laggo e Shaksgam).
Il grande valore scientifico di questi video risiede nel fatto che, a differenza dei soliti timelapse fatti con normali macchine fotografiche, che scattano foto quotidianamente, i nuovi video sono relativi a un periodo di ben 25 anni e coprono una regione molto vasta e pressoché inaccessibile.
Per interpretare correttamente quel che si sta guardando, bisogna tener presente che si tratta di un'animazione in falsi colori dove il ghiaccio appare in azzurro, le nuvole in bianco, l’acqua liquida in blu scuro e la vegetazione in verde.
Aspettando e sperando che il COP21 di Parigi arrivi a delineare una strategia comune per impedire che i cambiamenti climatici devastino irreparabilmente il pianeta (e noi con esso), questi brevi video mostrano in maniera inequivocabile quello che sta già avvenendo sul tetto del mondo.
Buon futuro a tutti dal Panda
mercoledì 28 ottobre 2015
Per creare eccellenza c'è bisogno di... tutti!
In questo strepitoso elogio al lavoro collaborativo, Margaret Heffernan critica aspramente la mentalità da “super-polli” che caratterizza la nostra società e la nostra economia, imbevute come sono dei miti della competizione, dell’individualismo e del talento unico e geniale.
L’uso del denaro ha spinto le imprese ad adottare il modello del "super-pollo", un sistema incentrato su impiegati superstar che si distinguono per prestazioni eccezionali. Ciò è avvenuto (e tuttora avviene) nonostante scienza, buonsenso ed esperienza mostrino chiaramente che i gruppi di lavoro che conseguono i risultati migliori sono quelli che non seguono quel modello dominante ed alienante.
Collaborare è semplicemente... meglio.
Uno spunto di riflessione dalle enormi conseguenze culturali prima ancora che economiche, politiche e sociali.
Buona visione e buon futuro a tutti dal Panda
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