giovedì 1 aprile 2010

Il dottor Stran-oil, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare il Picco

Oggi il mondo ha un disperato bisogno di energia e in futuro si teme possa andare anche molto peggio. Il motivo è presto detto: nonostante il diffuso ottimismo di facciata, il petrolio a buon mercato è in via di esaurimento. Cina, India ed il resto dei paesi emergenti, da questo punto di vista, non migliorano di certo la situazione. Stiamo parlando del ‘Picco del Petrolio’, teoria secondo cui abbiamo ormai raggiunto e superato il massimo di capacità estrattiva dell’oro nero. Da ora in poi quindi rischiamo, se non prenderemo provvedimenti adeguati, di entrare in una decrescita irreversibile, sempre più rapida e potenzialmente molto traumatica. Roba, per intenderci, da far sembrare crisi economica e subprime come Biancaneve e i sette nani…


In estrema sintesi l'epoca del petrolio potrebbe comporsi di tre semplici fasi:

1 - Prima del picco:  abbondanza e sviluppo impetuosi ( = passato).

2 - Sul picco: l’instabilità e le speculazioni finanziarie ( = presente).

3 - Dopo il picco: la caduta e la recessione come trend di lungo e lunghissimo periodo ( = futuro).

Secondo i più ora ci troveremmo sul picco, quindi nella fase che precede di pochi anni la caduta dell’economia a livello mondiale. Il petrolio infatti muove il mondo, riscalda il mondo, da elettricità al mondo e sfama il mondo. O almeno è così nel mondo che noi tutti conosciamo e diamo tanto per scontato.

Non bisogna fraintendere: secondo i sostenitori del ‘Picco’, nei prossimi anni, non sarà il petrolio in quanto tale a finire, ma solo quello più facile ed economico da estrarre. Non che la cosa sia di sollievo. Semplificando: rimarreste tranquilli se vi dicessero che continuerà ad esserci benzina per i prossimi 10.000 anni… a patto di essere disposti a pagarla almeno 100 volte il prezzo attuale?

Sebbene con le dovute differenze, il discorso può essere applicato anche agli altri combustibili (fossili e non) e, più in generale, ad ogni risorsa limitata. Per pura legge statistica, infatti, se si estrae una risorsa finita, all'inizio si tenderà a scoprire i filoni più facili da trovare, ossia i più estesi e raggiungibili. Tra tutti i giacimenti così scoperti, potendo scegliere, si inizierà ad estrarre prima da quei giacimenti in cui l’estrazione è più facile per contenere i costi. Oltretutto, all’inizio, verranno adottate tecnologie economiche e a bassa efficienza estrattiva con conseguenti sprechi. Altrettanto faranno i consumatori essendo questa prima fase caratterizzata da bassi prezzi. Inizialmente nessuno vorrà investire in efficienza, poiché l’abbondanza del materiale estratto fa si che il suo prezzo sia basso e quindi anche la convenienza a risparmiarne sarà bassa sia in fase di produzione sia di consumo. In questo modo non ci sarà nemmeno richiesta di ricerche volte ad aumentare significativamente l'efficienza. In questa fase di prezzi bassi l'unica cosa che conta sono le economie di scala e quindi sul mercato, dal lato della produzioni si formano enormi monopoli ed oligopoli. Nessuno di essi ama la concorrenza. Bisogna capirli 'poverini', sono pochi e quindi preferiscono non farsi inutili e dannose guerre di prezzo (già di per se basso).
E tutto parrà così scorrere liscio come l'olio, apparentemente immutabile, anno dopo anno, dopo anno.

Prima o poi però questa gaia fase iniziale fatta di abbondanza, grandi sprechi e prezzi bassi si esaurisce. Quello che rimane, alla fine, sarà difficile da trovare, costoso da estrarre e quindi i prezzi salgono.

Da qui il concetto di Picco, ossia di un massimo, al di la del quale l’estrazione di una risorsa che non si rinnova è inevitabilmente costretta a calare. Sui grandi numeri, ovvero a livello mondiale, la capacità estrattiva è facilmente predicibile con una curva statistica a campana. Se si è in cima alla campana si è sul picco ossia nel punto di massima capacità estrattiva. A causa delle innumerevoli e gravi ripercussioni, il più famoso tra tutti i picchi è senz’altro il Picco del Petrolio, ma si dovrebbe iniziare a discutere dei Picchi nel loro complesso. Occorre urgentemente una cultura vastamente diffusa in grado di accettare che, su un pianeta finito come quello su cui noi tutti viviamo, non può esserci una crescita economica infinita fondata su un'estrazione infinita di risorse (Wall Street e i suoi compari dovranno rassegnarsi). L'enorme crescita economica degli ultimi due secoli e mezzo è stata ottenuta svuotando il salvadanaio di mamma natura. Gli enormi progressi tecnologici e scientifici sono stati utilizzati per accelerare i prelievi dal salvadanaio e non per ricercare un equilibrio di lungo periodo. Non si tratta di essere ecologisti, ma di saper contare: contare gli anni che ci rimangono prima che il salvadanaio si svuoti, contare i soldi rimaneti nel salvadanaio ed usare anni e soldi per creare un sistema di sostentamento e di prosperità che non dipendano dai prelievi rapaci dal salvadanaio di mamma natura.

Concetti facili da comprendere per i geologi e tecnici estrattivi (che li sostengono ormai da decenni) e alla portata anche di persone comuni (a cui però non vengono raccontati spesso), eppure totalmente inaccettabili per il gotha mondiale degli economisti e dei politici. La leadership mondiale, incredibilmente, continua imperterrita a sostenere la tesi della crescita economica infinita, per cui di politiche volte al contenimento demografico e dello sfruttamento indiscriminato delle risorse planetarie non se ne parla nemmeno. Anche quando se ne parla, lo si fa confusamente e soprattutto in astratto: belle parole finché si vuole, ma impegni concreti e piani particolareggiati mai e poi mai. A chi osa avanzare dubbi, comunque, la risposta sarà sempre la stessa: la scienza del futuro risolverà ogni problema.

Questo tentennare, posticipare e minimizzare da parte del mondo politico-economico sta facendo sprecare risorse cruciali (in primis il tempo) indispensabili per convertire l’attuale economia mondiale iper-consumista, inquinante e sprecona verso un modello più sostenibile (dal punto di vista economico ancor prima che ecologico). Se nulla cambierà, le future generazione chiameranno questo comportamento: CRIMINE CONTRO L'UMANITA'. E nel farlo non avranno in mano un libro di diritto internazionale , ma fiaccole e forconi.

A questo punto, di solito, molti pensano che di questi discorsi catastrofisti non se ne può davvero più. Condividerei in pieno il giudizio, se non fosse per il fatto che sperare senza voler sapere, fa pensare più agli struzzi che all'ottimismo. Personalmente tra struzzi ed ottimismo preferisco l'ottimismo.
I più, in ogni caso, rifiutano semplicemente il concetto, per paura e/o tornaconto, ma né la natura né l’economia si adatteranno ai loro voleri. La società attuale si sta rifugiando disperatamente nell'indifferenza, goffamente camuffata da cinismo e divertimento, ma trasuda e puzza di paure ed angosce a stento ricoperte da fantasie di comodo. Al riguardo, come si diceva prima, una delle fantasie più diffuse, è che il progresso risolverà tutto o più precisamente che le tecnologie di sondaggio ed estrazione compenseranno l’esaurimento dei giacimenti facili ed abbondanti a cui la nostra tremolante economia è assuefatta. Ne parlo come di una fantasia perché la storia dimostra che di fantasia si tratta: oltre un secolo di enormi investimenti in tecnologie di sondaggio ed estrazione del petrolio eppure, rispetto al passato, i costi d’estrazione oggi sono pesantemente più elevati sia in termini economici (€ per litro) sia energetici (energia assorbita dall'estrazione rispetto all’energia estratta). Ecco perché, al di là degli slogan politici, oggi si fa un gran parlare (molto parlare e poco fare) di energie rinnovabili: anche di fronte al baratro nessuno vuol rinunciare alla propria fetta di spreco, l’economia deve crescere sempre e comunque e se non ci si riesce col petrolio ci si dovrà riuscire con il solare, l’eolico, fusione nucleare ecc… e se proprio non ci si riesce: buona (ennesima)bolla speculativa a tutti!
P.S. – Speriamo di non scoprire che i soldi non sono commestibili solo il giorno in cui, nei centri commerciali, non ci sarà più cibo in vendita. Speriamo di non dover scoprire che i soldi non si bevono, né si respirano, né si possono piantare. Speriamo… ma non troppo! Perchè la speranza merita molto di più che di far da alibi alla pigrizia. Cambiare si può. Cambiare si deve. Come? INSIEME!

Per approfondimenti si veda:

1) http://it.wikipedia.org/wiki/Picco_di_Hubbert

2) http://www.aspoitalia.it/

3) http://petrolio.blogosfere.it/

4) http://www.ugobardi.blogspot.com/


Buona lettura a tutti dal Panda.

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