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venerdì 27 settembre 2013

Fukushima: grosse... Bad News!

Ironia della sorte vuole che il significato della parola Fukushima sia quello di "isola felice". Dopo il noto incidente nucleare a seguito dello Tsunami dell'11 marzo 2011, di felice però potrebbe non esserci proprio NULLA. La situazione purtroppo è quanto mai incerta a seguito della politica di segretezza e disinformazione che ormai prosegue da anni ad opera della Tepco (la società che disgraziatamente ha in gestione la centrale danneggiata) e del governo nipponico. Da quel che è trapelato, tuttavia, appare sempre più chiaro che "l'isola felice" verrà ricordata come il più grave e pericoloso incidente nucleare capitato fino ad ora. Ed è proprio la percezione del rischio quella che lascia più sgomenti: l'opinione publica sembra infatti del tutto ignara dell'enorme dimensione dei rischi che l'incidente suddetto comporta.

Per farsene un'idea, il vostro affezionato Panda suggerisce a tutti le seguenti letture:


Buona lettura (si fa per dire) e buon futuro (di cuore) a tutti quanti dal Panda

venerdì 13 settembre 2013

Fukushima 2013: è solo l'inizio? Speriamo di no, però...

Il Panda non è un fisico, quindi lascia le considerazioni tecniche in merito al gravissimo incidente di Fukushima a chi, invece, fisico lo è. Coerentemente con questa impostazione di massima perciò, il vostro affezionato Panda vi segnala questa bella interessante intervista a Ezio Puppin (professore di fisica presso il Politecnico di Milano): clicca qui per leggere l'intervista al prof. Puppin apparsa su Oggiscienza.

Segnalo inoltre il video della BBC tradotto e sottotitolato dal buon Massimiliano Rupalti (che non smetterò mai di ringraziare per la sua preziosa opera di divulgazione). Seguendo le indicazioni di Massimiliano stesso, consiglio inoltre di non farsi scappare l'articolo "Picco di radiazioni a Fukushima" che apparirà a breve su "Effetto Cassandra" il blog di Ugo Bardi (a cui, non di meno, va la gratitudine del vostro Panda per l'incredibile opera di sensibilizzazione svolta per anni sui temi come quello del picco del petrolio, della depletion e dei cambiamenti climatici).


Buon futuro a tutti dal Panda

lunedì 12 novembre 2012

Il nucleare che ci piacerebbe avere (soprattutto alla Cina)







Perché i sostenitori del nucleare tifano sempre per uranio e plutonio? La domanda può apparire strana, ma non lo è. Il punto della questione è: perché i tanti politici ed opinionisti pro-nucleare non parlano invece mai del torio? Eppure, avrebbe assai più senso rispetto a continare a perdere la faccia tentando disperatamente di fingere di ignorare le infinite "carenze" di uranio e plutonio. Eppure, come si può capire dai video qui sopra, persone notoriamente competenti in materia, non hanno dubbi su quale dovrebbe essere, secondo loro, la strada da seguire (cioè quella del torio). Mentre i fisici ripetono “torio! torio! torio!” nessun imprenditore audace o politico “realista” si fa avanti? Che fine fa il tanto sbandierato tecno-ottimismo, quando esce dai giardini della finanza e delle banche (per tacere dei generali e della lobby delle armi)?

Nonostante tutto quel che è capitato, si sente ancora qualcuno minimizzare quel che è accaduto a Chernobyl e a Fukushima. La tristezza è che a stroncare il nucleare tradizionale non è stato il buon senso o evidenti considerazioni tecniche ed economiche (alla faccia del libero mercato perfettamente razionale ed ottimale). A stroncare il nucleare tradizionale (quello a base di uranio e plutonio) non sono state neppure le evidenti implicazioni militari legati agli arsenali nucleari e nemmeno speculazioni su possibili attentati terroristici a siti o depositi di scorie nucleari (e le loro devastanti conseguenze). Il nucleare tradizionale è stato stroncato dai fatti, vale a dire dalla paura derivante non solo dai suoi incidenti catastrofici, ma anche dai rispettivi, sistematici e clamorosi tentativi governativi di ridimensionarli od occultarli. A fermare il nucleare tradizionale è stato il furor di popolo ed il verificarsi di continui incidenti (gravi e meno gravi) che "teoricamente" non sarebbero dovuti accadere con una tale inquietante frequenza. Il ravvedimento è stato del tutto ex-post e per di più forzato da una costante e forte pressione dell’opinione pubblica. La politica ha fallito sotto tutti i punti di vista, dimostrandosi a livello internazionale imprevidente ed inaffidabile fino alle estreme conseguenze.

Qualcuno potrebbe ritenere la questione nucleare definitivamente conclusa visti i passati accadimenti, ma non è così. Non solo perché come qualche leader loquace e le vicende referendarie hanno mostrato in Italia, non si può mai sapere. La questione nucleare non è affatto conclusa finché gli impianti presenti nel mondo non saranno smantellati (e ci sono ottime ragioni per pensare che ciò non accadrà mai per tutti loro) e nemmeno finché la loro sicurezza militare e “terroristica” non verrà garantita (e la questione Iraniana dice tutto a tal proposito) e neppure finché la loro sicurezza tecnica non verrà garantita sul lungo periodo (ed è prevedibile un forte peggioramento in tal senso a causa della diffusa tendenza a sfruttare le centrali nucleari molto oltre la loro vita prevista proprio per evitare gli improponibili costi di smaltimento, per tacere poi di ulteriori considerazioni riguardanti i cambiamenti climatici e la portata dei flussi d’acqua necessari per il raffreddamento e le forniture di gasolio per i sistemi d’emergenza delle centrali). Inoltre finché si continueranno ad usare le centrali nucleari tradizionali si continueranno a produrre scorie radioattive per cui nessuno ha una soluzione e che continueranno a rimanere tali per millenni (minacciando le falde acquifere e l’intero ecosistema di conseguenza). La questione nucleare non è per nulla conclusa, quindi, anzì!

Come se questa persistente miopia e sclerosi politica del passato sulla questione nucleare non fosse già abbastanza deprimente, vista la gravità della crisi energetica e climatica in atto, va anche detto che la pesantissima cappa di silenzio mediatico e politico riguardante i possibili sviluppi della tecnologia al torio non pare essere affatto un comportamento meno criminale ed irresponsabile. E quel che più sbalordisce è che tale atteggiamento riguarda anche gli stessi soggetti politici che prima hanno volutamente sottovalutato i rischi del nucleare tradizionale per foraggiare copiosi appetiti economici e militari ampiamente sovvenzionati con massicci finanziamenti pubblici. Pur essendo contrario, anzi contrarissimo al nucleare tradizionale, il vostro affezionato Panda non può quindi non domandarsi come sia giustificabile, allo stato attuale, tutto questo disinteresse verso il torio e la ricerca scientifica che dovrebbe riguardarlo (e il "dovrebbe" dice già tutto). Il torio, vista la situazione attuale, dovrebbe essere al centro del dibattito politico e culturale. Invece a stento appare nella più sperduta periferia mediatica. Ma come?! Il polo Nord s’è quasi completamente sciolto a causa delle emissioni di gas serra, c’è una crisi economica devastante e una crisi energetica ancor più inquietante, la popolazione mondiale (a causa della generale povertà di una grossa fetta di essa) è esplosa fino a superare i 7 miliardi di individui ed il sistema politico cosa fa? Parla di spending review e si disinteressa totalmente di una tecnologia che forse potrebbe permettere di mitigare tutti questi disastri contemporaneamente! Il vostro affezionato Panda non dice che si dovrebbe sposare la causa del Torio ad occhi chiusi. Ma almeno parlarne!

Il fallimento del sistema democratico occidentale è drammaticamente evidente sulle questioni energetiche e climatiche. La vicenda del torio, toccando entrambe, lo rende ancor più evidente. Tanto evidente da far dubitare che il sistema economico, politico ed ecologico possa sopravvivere a lungo a questo scempio dell’indifferenza. La domanda è: e noi potremo sopravvivere?

L’indifferenza non conviene mai a nessuno.

Buon futuro a tutti dal Panda

giovedì 3 maggio 2012

Fukushima forever!

Chi avesse pensato, fidandosi della cappa di silenzio calata sulla vicenda ormai da mesi, che il disastro nucleare di Fukushima fosse ormai un capitolo chiuso, avrà purtroppo un’amara sorpresa leggendo la notizia riportata da LaStampa.it secondo cui non solo si sarebbe ben lontani da una soluzione definitiva, ma vi sarebbero persino diffusi timori a livello internazionali su possibili catastrofici peggioramenti. Il timore sarebbe tale da spingere la diplomazia a far pressione sul governo giapponese affinché accetti aiuti internazionali per scongiurare il peggio.

Per chi avesse ancora dei dubbi su quanto il nucleare comporti in termini di pericoli e problemi, ecco qui un’analisi ancor più allarmante dei possibili scenari del nucleare a livello mondiale. La crisi colpisce duro anche sulla sicurezza nucleare purtroppo. Il picco del petrolio incombe anche sul nucleare. Più precisamente la scarsità del gasolio che alimenta i sistemi di raffreddamento delle centrali nucleari in caso di blackout unito all'aumentato rischio proprio di blackout, pende come una spada di Damocle sui sogni dorati di chi si immagina un'era nucleare finalmente sicura. Lo scenario energetico mondiale si complica sempre più, facendo emergere relazioni e fragilità a lungo ignorate solo grazie ad una sovrabbondanza di risorse di cui però dovremo presto imparare a far meno.
E con il declino rovinoso dell’energia atomica da un lato ed il picco del petrolio dall’altro, qual è la posizione del governo italiano? Quella di un’eterna ostilità verso le rinnovabili. Il fatto che le energie verdi non pongano problemi di sicurezza, né di problemi ambientali (che anzi contribuiscono ad attenuare) e che, come noto, favoriscano l’occupazione ed ostacolino i monopoli, non sembrano essere motivi sufficienti a piegare il collo alla politica. Il fatto poi che le banche, con i loro mega-finanziamenti garantiti dall’intervento statale, siano le prime a trarre vantaggio da eventuali investimenti sul nucleare o sui grandi impianti a carbone o a petrolio, pare non faccia sorgere nessun dubbio a nessuno. E neppure il fatto che tali decisioni politiche siano prese o influenzate da persone vicine a tali potenti interessi.

Fukushima non è solo il simbolo della natura che riporta l’arroganza tecnologica degli uomini al suo giusto posto, non è solo l’emblema del fallimento della tecnologia nucleare e delle sue rassicurazioni, non è solo l’apoteosi della falsificazione mediatica e dell’assenza di trasparenza e non è neppure solo l’ennesima vicenda in cui gli interessi di una grande azienda sovrastano clamorosamente quelli del mondo intero. Fukushima è tutto questo insieme e molto più. È il prototipo dei disastri in cui vogliamo a tutti i costi infilarci. Quando sono i soldi a contare e non più le vite delle persone e nemmeno la sicurezza planetaria, c’è da stupirsene?

C’è di peggio di uranio, plutonio, carbone, gas e petrolio. Si chiamano soldi e ci stanno uccidendo più delle radiazioni, più delle polveri sottili, più degli inquinanti che ingeriamo, beviamo e respiriamo ogni giorno. Con le radiazioni basta una schermatura in piombo, ma contro i soldi che si può fare?
Resistere! Resistere! Resistere! Che, oggi come oggi, vuol dire cambiare.


Buon futuro a tutti dal Panda

giovedì 26 gennaio 2012

Fukushima 2012: la realtà torna a galla

La reale gravità dell’incidente nucleare ai reattori della centrale Fukushima Dai-ichi, avvenuto a seguito del terremoto/maremoto del 11 marzo 2011, incomincia a trapelare solo ora attraverso documenti ufficiali. Nonostante la gestione “catastrofica” delle informazioni da parte sia della TEPCO sia del governo nipponico, anche qui in Italia si sono levate non poche voci a favore della presunta sicurezza di tali impianti. Il ragionamento era: vedete, anche dinnanzi allo scenario peggiore, non ci sono stati morti, quindi finiamola di dire che il nucleare è pericoloso. Inutile ragionare su cosa sia il MOX e sul suo grado di pericolosità. Inutile parlare di studi epidemiologici e di effetti a lungo termine dell’esposizione di milioni di persone alle radiazioni. Inutile persino parlare delle catastrofiche conseguenze della possibile contaminazione delle falde acquifere. Occhio non vede cuore non duole vince su qualsiasi altra considerazione.

Anche se aggiunge poco a quanto già si supponeva, l’uscita di documenti riservati in merito all’accaduto va ad incidere proprio in quel senso. Perché un documento ufficiale non è come una statistica o uno studio epidemiologico: lo puoi vedere, toccare e persino comprendere senza essere un analista, un ingegnere specializzato od un fisico nucleare. Ed ecco quel che si è venuto ora a sapere…

lunedì 7 novembre 2011

La terza guerra mondiale è alle porte

Una società distratta da mille notizie superflue ed asuefatta agli "allarmismi" ed ai "catastrofismi" in stile hollywoodiano è inamovibile dinnanzi a tutto. Se ne ha la prova in questi tristi giorni. Persino il rischio di un conflitto mondiale imminente non ha sortito affatto le conseguenze drammatiche che si ebbero al tempo della crisi dei missili di Cuba. Nessun panico, neppure un po' d'ansia. La fine del mondo oggi non terrorizza, annoia.

Oggi siamo distratti. Distratti, rammolliti ed annoiati.

Essere distratti quando in molti posseggono armi di distruzione di massa NON è una buona cosa. La crisi tra Israele ed Iran rischia di portare ad un conflitto mai visto prima. Non saranno i politici a salvare il pianeta (Obama non è Kennedy per tacer degli altri), nè i mercati azionari, nè i giornalisti (bravi a tacere e mistificare assai più che ad informare). NATO, Arabia Saudita ed Israele da una parte e dall'altra Iran, Cina e Russia. L'economia fallimentare degli Usa è una leva troppo forte per sperare in un improvviso pacifismo internazionale.

L'unica seria soperanza è un pacifismo di massa a livello globale. Serve subito una partecipazione senza precedenti che imponga un pacifismo pragmatico, un ambientalismo pragmatico e una politica energetica, monetaria ed alimentare mondiale pragmatica. Serve una rivoluzione immediata a livello planetario o il sistema attuale ci spingerà a breve in un conflitto dalla portata e dagli esiti più che incerti.

Il libero mercato ha fallito e sta fallendo economicamente sotto i nostri occhi. Questo genera tensioni insostenibili nel breve periodo. Il petrolio a basso costo d'estrazione è già esaurito e, nonostante quel che si sente dire, anche il carbone di buona qualità è praticamente terminato. Tutto questo crea tensioni insostenibili. Tensioni ancor più esasperate dall'assenza di una chiara e sistemica visione alternativa alla mentalità che ci ha portati a questo punto. Se non apparirà a breve, in modo chiaro e determinato una alternativa socio-culturale...

...beh, probabilmente rischiamo seriamente di divenire tutti dei condannati a morte. Se non sarà per l'Iran oggi, sarà per i cambiamenti climatici domani o per il collasso ecologico dopo domani.

L'umanità, nel bene e nel male, è giunta fin qui grazie alla sua intelligenza. Se ora vi rinuncia lo farà a sua responsabilità e a suo scapito. Un mondo, un popolo, uno scopo comune: sopravvivere a noi stessi e ai nostri difetti ed errori. O vinciamo tutti insieme oppure perdiamo tutti nel peggiore dei modi.
Facciamo in modo che ciò non accada.

PACE!!!!!!!!!!!!!!

Buon futuro a tutti dal Panda

mercoledì 14 settembre 2011

Mox = grossi guai ; Cattiva politica = ...

L'impianto nucleare di Marcoule in Francia, dove è avvenuto l’esplosione di cui parlano in questi giorni giornali e telegiornali, non è un reattore nucleare, ma più precisamente un impianto per il trattamento dei combustibili nucleari. In pratica l’esplosione è avvenuta in un forno per la produzione del MOX (Mixed Oxide Fuel). Sfortunatamente per noi, questa è una pessima notizia, perché il Mox non è un combustibile fissile tradizionale, ma viene ricavato dal riprocessamento delle testate nucleari dismesse. In altre parole il MOX è una lega di plutonio ed uranio la cui elevata pericolosità deriva dal tasso di radiotossicità drasticamente superiore a quella dell’uranio utilizzato nei reattori tradizionali. Nel caso francese, quindi, si tratta di un incidente potenzialmente molto pericoloso. Per stabilire l’effettiva gravità però bisognerebbe conoscere i dettagli dell’incidente, ossia cosa è stato coinvolto nell’esplosione (nessun combustibile, una parte, un semilavorato o il prodotto finale cioè il MOX appunto). Questo purtroppo è proprio il genere di notizie che il governo francese non sta fornendo, ricalcando apparentemente la pantomima del governo nipponico: minimizzare, rassicurare, censurare. Questo, va da sé, non significa automaticamente che sia avvenuto il peggior caso ipotizzabile a Marcoule, ma, altrettanto certamente, non rassicura affatto gli animi.

Al di là delle ovvie questioni di sicurezza ed ambientali, comunque, è avvilente vedere come, in caso di incidenti nucleari, paesi che si suppone democratici seguano ormai di routine la “migliore” tradizione sovietica, ossia uno stile comunicativo del tipo: “Incidente? Quale incidente?”

La questione si fa ancora più avvilente, se si tiene conto del livello giornalistico medio, diviso equamente tra sensazionalismo, superficialità ed ignoranza gratuita. In altri termini, gli incidenti nucleari, oltre ad essere una fonte di preoccupazione in quanto tali, mettono in luce un pericoloso indebolimento dei regimi democratici occidentali. Lo si vede con istituzioni governative che si screditano pubblicamente pur di proteggere i soliti interessi forti e lo si vede con mezzi d’informazione viscidamente servili in bilico tra complicità presunte ed incompetenze manifeste. Come si può biasimare, in questa situazione, chi viene additato come vittima della sindrome di NIMBY (Not In My Back Yard, letteralmente "Non nel mio cortile")? In questo clima di discredito generalizzato e diffuso a livello patologico, come biasimare chi non vuole i lavori della TAV, dell’ennesimo inceneritore o discarica oppure di una centrale nucleare dietro a casa propria? Il problema, infatti, non è più se le tecnologie adottate da questi mega-progetti siano effettivamente sicuri o meno, ma se lo siano le classi dirigenti che li propongono. Tecnologie pericolose potrebbero essere concesse sotto stretta sorveglianza ad una classe dirigente responsabile, ma tecnologie pericolose in mano a gente pericolosa è un po’ troppo. Non si da una bomba a mano a Giamburrasca! Con un sistema politico screditato e tanto vicino alle esigenze dei big della finanza da renderlo praticamente indistinguibile da quel mondo e con un sistema di mass-media pateticamente propagandistico e servile, chi può sinceramente fidarsi di quel che dice questo o quel politico? Perché d’altra parte ci si dovrebbe fidare di istituzioni cosi solerti nel “lisciare il pelo” ai grandi capitali e contemporaneamente così fulminee a sottostimare e minimizzare sistematicamente qualsiasi rischio ambientale, economico e di salute pubblica?

Il vostro affezionato Panda si rende conto che qualcuno potrebbe considerare questi dei pericolosi discorsi da anti-politica. Di fatto però non sono altro che una triste constatazione della situazione della politica. La democrazia, quella vera, non ammette paraocchi. La democrazia, quella vera, non ammette nemmeno la rassegnazione o l’ipocrisia. C’è una questione morale più che evidente che riguarda non solo la politica, ma più in generale l’intera classe dirigente a livello planetario. Alla corruzione, all’affarismo ed alla degenerazione dei rapporti sociali si deve aggiungere una sempre più manifesta incompetenza tecnica e disattenzione verso tutto ciò che rappresenta un vero pericolo per la società nel suo complesso. In questo clima si giunge al paradosso in cui non solo il trattamento del MOX diventa un pericolo insostenibile, ma persino quello della comunissima spazzatura urbana. La democrazia, se non vuol soffocare sotto montagne di rifiuti (radioattivi e non) deve assolutamente trovare il modo di rinnovare e migliorare la propria classe dirigente.

La triste realtà è che la sindrome di NIMBY, semplicemente non è più una sindrome. La sindrome vera, al contrario, si annida nel capitalismo senza freni che passa sulle nostre vite come una nube tossica. Non è un problema tecnologico. Il MOX (francese o nipponico che sia) non è il guaio principale del nucleare. Il guaio vero per il nucleare come per ogni altra cosa è una classe dirigente grottescamente asservita alla lobby di turno, tanto da preferire un suicidio politico piuttosto che rischiare uno “sgarro” verso tali potenti gruppi di pressione.

C’è qualcosa più tossico del MOX e sta prendendo decisioni cruciali per il futuro di tutti noi. Saranno buone decisioni? Il vostro Panda crede di no e crede anche che non siano decisioni che competano a quei decisori. Quelle decisioni riguardano noi tutti, quindi competano a noi tutti. Serve perciò più consapevolezza, più attivismo, più partecipazione. Ripigliamoci il nostro futuro e…

…buon futuro a tutti dal Panda

domenica 10 luglio 2011

La parola al Nobel



Perchè parlareancora di nucleare? Il referendum (il secondo) c'è già stato e allora? Allora la cultura non si chiude con una votazione. A fronte di migliaia di ore "sciocchezze" propinate con arroganza e superficialità dal mondo della politica, forse qualche minuto per ascoltare un premio Nobel della fisica sul problema energetico potremmo trovarlo.

Ascoltare i cosiddetti "tecnici" può rivelarsi molto interessante. Vediamo...

lunedì 27 giugno 2011

Fukushima a stelle e strisce o bufala? Allarme nucleare a Fort Calhoun in Nebraska (USA).

Impossibile avere notizie aggiornate: Ansa e Adnkronos sembrano, al momento, ignorare del tutto la vicenda. Se l’incidente di Fukushima, in Giappone, ha evidenziato una tendenza sistematica, in questi casi, alla manipolazione delle notizie, il caso del Nebraska (negli USA) non solo sembrerebbe confermare tale tendenza, ma la porterebbe persino al livello di vero e proprio insabbiamento mediatico stile Chernobyl. Quel che si sa, per ora, è che la centrale nucleare Fort Calhoun è allagata a causa dello straripamento del fiume Missouri. La compagnia proprietaria della centrale in questione, l’ Omaha Public Power District (Oppd), smentisce sul suo sito diversi rumors apparsi in rete riguardo alla situazione attuale (qui). Tra le varie rassicurazioni, in particolare, l’Oppd smentisce il fatto che si sia giunti ad un livello 4 d’emergenza (definendo per altro tale terminologia inappropriata). L'Oppd inoltre smentisce che la “no-fly zone” imposta sul suo spazio aereo dipenda dall’attuale situazione della centrale di Fort Calhoun. Pare però che un rapporto dell’Agenzia federale russa per l’energia atomica (FAAE), basato su informazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), sostenga non solo che quanto riportato nel sito dell’Oppd in merito al livello 4 della scala INES (International Nuclear and Radiological Event Scale) sia una «una totale falsità », ma addirittura che l’amministrazione Obama starebbe attuando un black-out informativo “totale e completo” in merito all’incidente presso la centrale nucleare di Fort Calhoun.

Qui però sta il punto della questione: il vostro affezionato Panda non a caso ha detto "pare", in merito a quanto si presume riportato da questo fantomatico rapporto della FAAE, poichè non v'è nulla di certo. Sul sito della FAAE non sembra esservene traccia (non che le agenzie russe brillino per trasparenza). Secondo Petrolio, il noto blog sull'energia curato da Debora Billi, parrebbe trattarsi di una specie di catena di sant'Antonio dell'informazione partito da un sito Pakistano (il Pakalert Press) che si occupa di misteri (Illuminati, Nuovo Ordine Mondiale, 2012, ecc...). Data la modalità con cui i rumors sulla vicenda si sono propagati, che si tratti solo di una assurda bufala, pare anche al Panda l'eventualità più probabile.
Speriamo! Per ora però rimane ancora un quesito di non poco conto da parte del vostro Panda: perchè la libera" e "professionale" categoria dei giornalisti non si attiva, se non altro per smentire il tutto? Se anche i rumors su Fort Calhoun fossero null'altro che una bufala bella e buona, dopo l’incidente di Fukushima dovrebbe esserci una certa sensibilità sull'argomento. L'allarmismo indiscriminato non è meno grave della censura poichè rende qualsiasi posizione, anche la più estremista, parimenti credibile e dignitosa rispetto a tutte le altre. L'allarmismo sensazionalistico non è solo dannoso e fastidioso, è pericoloso e diffamatorio. Perchè la stampa tace?

Siamo divenuti una società così superficiale da poter ignorare così facilmente un possibile disastro nucleare o, al contrario, uno scriteriato ed irresponsabile "provocato allarme"? La verifica della veridicità ed attendibilità delle notizie, al pari della loro diffusione, non dovrebbe riguardare il cuore stesso del sistema giornalistico internazionale?

Forse la centrale di Fort Calhoun è meno radioattiva della nostra società "civile", anche se i rumors su di lei si dovessero rivelare veritieri. Purtroppo non resta che stare ad attendere, sperare il bene e guardare quel che accadrà (sempre che la "libera" stampa si degni di riferircelo ovviamente!). Per ora, purtroppo c'è già l'amara certezza di un disastro: l'incredibile livello di banalizzazione e spettacolarizzazione "simil-televisiva" delle news, con tutto ciò che ne consegue in una società come la nostra, tanto complessa e sensibile alle informazioni.


Un saluto a tutti dal Panda

lunedì 13 giugno 2011

Quorum raggiunto



Quorum raggiunto. Era da 16 anni che non avveniva.
E' avvenuto per i referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento, con tutto ciò che questo comporta in termini di equità, salute e futuro.
E' avvenuto perchè il 57% circa degli italiani ha votato nonostante fosse giugno, nonostante una gran parte di loro fosse stata chiamata poco prima ad esprimersi anche per le elezioni amministrative.
E' avvenuto nonostante un pesante e preoccupante silezio da parte dei mass-media tradizionali.
E' avvenuto nonostante la politica dei partiti.
Quorum raggiunto nonostante tutto e tutti.

Grazie Italia!


Un saluto a tutti, ma proprio a tutti, dal Panda.

mercoledì 8 giugno 2011

REFERENDUM 2011

L'ufficio centrale elettorale presso la Corte di Cassazione, come ormai noto, ha deciso che gli italiani saranno chiamati ad esprimersi su quattro quesiti referendari (qui la notizia). La Corte di Cassazione, infatti, ha confermato che, per domenica 12 e lunedì 13 giugno, si dovrà tenere anche la prevista consultazione referendaria sul nucleare. Gli esiti dei referendum, come sempre, saranno considerati validi solo al raggiungimento del 50% più uno degli aventi diritto di voto.


Gli italiani si potranno presentare alle urne per esprimere il proprio 'sì' oppure 'no' ai quattro temi:
  1. la privatizzazione dell'acqua
  2. i profitti sull'acqua
  3. il nucleare 
  4. il legittimo impedimento
Gli orari di apertura dei seggi saranno:
- Domenica 12 giugno 2011, dalle ore 8.00 alle ore 22.00
- Lunedì 13 giugno 2011, dalle ore 7.00 alle ore 15.00
Gli elettori, ovviamente, dovranno presentarsi nella propria sezione elettorale, portando con sé, oltre alla propria tessera elettorale, un documento d'identità valido. La votazione si effettua apponendo una X sulla risposta scelta per ciascuna delle quattro schede, una per ogni quesito. Trattandosi di referendum abrogativi, è fondamentale ricordarsi che votare 'sì' significa chiedere la cancellazione delle norme dei quesiti. Il 'no', al contrario, è un voto a favore delle suddette norme, ossia per continuare mantenendo le attuali norme vigenti invariate.
Vediamo i quattro quesiti uno per uno:
Quesito uno - Scheda rossa: privatizzazione dell'acqua. Si riferisce all'abrogazione dell'art. 23 bis della Legge n. 133/2008 ( 'Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica'). Votando 'sì', si vota contro la privatizzaione dell'acqua; votando 'no', si lascia intatta la norma attuale che consente la possibilità di affidare i servizi idrici ai privati.
Quesito due - Scheda gialla: profitti sull'acqua. Si propone l'abrogazione di una parte dell'art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006. Votando 'sì', si vota per abrogare la norma che prevede che i privati possano stabilire una tariffa per il servizio idrico; votando 'no', si vota per mantenere la norma attuale e quindi la possibilità per i privati di stabilire la tariffa del servizio idrico secondo l’adeguatezza del capitale investito.
Quesito tre - Scheda grigia: nucleare. Dopo lo stop governativo alle centrali nucleari deciso col decreto legge ‘Omnibus’ ed il conseguente trasferimento da parte della Corte di Cassazione del quesito referendario sulla nuova norma votata nel decreto legge, il titolo è 'Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare'. Votando 'sì', si vota contro il nucleare, votando 'no' rimarranno le norme vigenti.
Quesito quattro - Scheda verde chiaro: legittimo impedimento. Si richiede l’abrogazione di una parte della legge nr. 51 del 7 aprile 2010 dal titolo 'Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza'. La norma in questione ha introdotto la possibilità per chi è impegnato in attività di governo di non comparire nelle aule di giustizia. Votando 'sì', si abrogherà tale norma, votando 'no' le cose rimarranno allo stato attuale consentendo quindi ad alcune autorità di non comparire dinnanzi ai giudici come da normativa in questione.


Saluti a tutti dal Panda.

giovedì 19 maggio 2011

Bisogna imparare dai sardi che ci sanno fare! Per tacer di Rubbia, Celentano e Gaber.

Con le ultime elezioni locali si è assistito ad un fenomeno politico molto interessante e per nulla scontato: il referendum consultativo sul nucleare tenutosi in Sardegna.

Innanzitutto l'affluenza definitiva al referendum è stata del 59,34%, ben oltre il 33,3% richiesto dalla normativa regionale. Il servizio elettorale della suddetta regione, infatti, riferisce che si è di fronte alla più alta affluenza ad un referendum per la Sardegna.

In secondo luogo, ma non certo per importanza, va notato che ben il 97% dei sardi ha detto no al nucleare, un vero e proprio plebiscito.

Infine bisogna ricordare che, con questo voto, i sardi si sono garantiti un futuro libero sia da centrali nucleari sia da depositi di scorie radioattive. Almeno sul loro territorio ovviamente! Come? Grazie alla sentenza 165/2011 della Corte Costituzionale. La Consulta, interpellata invero dalle Regioni Toscana e Puglia e della Provincia Autonoma di Trento, contro il "Decreto-Legge 8 Luglio 2010" (Misure urgenti in materia di energia) convertito in legge, con quella sentenza ha infatti ripristinato la competenza degli enti locali in fatto di energia e infrastrutture energetiche (competenza lesa dal Decreto-Legge in questione).

Le affermazioni del premier in merito ai referendum abrogativi del 12 e 13 giugno (quelli nazionali sulla stessa materia) non hanno tolto la voglia di dire la propria ai sardi. Il riferimento, ovviamente, è alla rivelazione, fatta dal Presidente del Consiglio dei Ministri in persona durante la conferenza stampa del vertice italo-francese tenuta a Villa Madama, ossia quella per cui il dietrofront del governo sul nucleare è in realtà solo una finzione, un tentativo di sabotare i referendum abrogativi e nulla più. Neppure la censura mediatica, calata come una mannaia subito dopo questo gravissimo affronto al volere popolare, è servito a far desistere i sardi. L’offensiva visione, sostenuta paradossalmente dal governo più populista della storia repubblicana, che vorrebbe il popolo italiano come una massa di poveri ignoranti inopportunamente suggestionati "dall'irrilevante" disastro di Fukushima non ha scoraggiato i sardi dall’andare in massa a dire la propria sul nucleare.

Sarebbe bene che l’Italia imparasse dalla lezione sarda. Ai referendum di giugno bisogna andare a votare, nonostante il fastidioso espediente governativo di scorporare i referendum abrogativi dalle elezioni amministrative, espediente per altro costosissimo per le già magre casse statali e che denota una volontà malevola di far mancare il raggiungimento dei quorum costi quel che costi. Bisogna andare a votare nonostante la truffa mediatica che vorrebbe far credere agli italiani che il referendum sul nucleare sia già decaduto. Bisogna andare a votare nonostante il silenzio che è calato sul caso di Fukushima e nonostante si lascino cadere nell’ombra le affermazioni anti-nucleariste di fisici del tenore del Nobel Carlo Rubbia. Insomma, nonostante tutto…

…hanno ragione i sardi: conviene andare a votare sempre e comunque!

Ed ha ragione anche Adriano Celentano ad invitare gli italiani a votare persino nell’ipotesi in cui fossero chiusi i seggi, perché, come cantava Giorgio Gaber: la libertà è partecipazione!


Un salutone a voi tutti dal Panda.

martedì 26 aprile 2011

La "gaffe" atomica di Mr B.

Pochi giorni fa il vostro affezionato Panda aveva sollevato diverse perplessità in merito al dietrofront sul nucleare intrapreso dal governo italiano a ridosso del referendum abrogativo di giugno. Purtroppo i sospetti del Panda hanno rapidamente trovato conferma. E’ di oggi, infatti, la notizia che effettivamente la suddetta “rinuncia” al nucleare sia stata meramente tattica. Non proprio una bugia, quanto piuttosto l’ennesima brillante mossa anti-comunista del nostro premier. Come riportato da Reuters, nel corso della conferenza stampa al termine del bilaterale italo-francese a Villa Madama, Mr B. in persona avrebbe candidamente ammesso, rispondendo ad una domanda, che: "Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo; invece io spero che tra 1 o 2 anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia".

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giovedì 21 aprile 2011

Rinunciano al nucleare per tenersi l'acqua privata e il legittimo impedimento

La politica dei sondaggi. Com'altro chiamarla? Oppure politica dell’amnesia: ogni 2/3 settimane si ribalta la propria (presunta) strategia politica in funzione della convenienza del momento. Non si tratta di apertura mentale, né tanto meno di apertura al dialogo, è solo sfrontatezza. E’ quel tipo di sfrontatezza che deriva dall’essere sicuri che ben pochi hanno il tempo, la possibilità e la voglia andrà di andare a spulciare le affermazioni di 2/3 settimane prima. E’ persino peggio di così: questa apparente volatilità politica è la sfrontatezza derivante dalla certezza che il bombardamento dei mass-media e dei loro programmi spazzatura ha ormai azzerato la capacità di reazione della gente comune. L’esasperazione dei toni, la radicalizzazione urlata delle diverse posizioni e la sovraesposizione ad una valanga di notizie socialmente, economicamente e politicamente irrilevanti, ha fatto sì che una ilarità fatalista, rassegnata ed autoprotettiva si sostituisse a quella che una volta era una sana indignazione seguita da una forte reazione sociale. A veri e propri voltafaccia (a volte veramente eclatanti), non segue quindi dal mondo politico nulla, se non la solita noiosa e sterile schermaglia polemica da campagna elettorale perenne. Ciò evidenzia come nessuna spiegazione convincente sia considerata una manovra necessaria, neppure a fini strettamente elettorali. Perchè sforzarsi di inventare sempre nuove scuse quando basta l'oblio mediatico e quindi mnemonico. Non serve neppure aspettare a lungo, bastano da due settimane ad un mese (sempre che non si sia Mr B. in persona, in quel caso anche 24 ore sono più che sufficienti).

Quello che il mondo politico italiano ed europeo sta offrendo ai propri elettori non è vera politica, ma una sorta di “politica-truffa”. L’unico fine apparentemente perseguito dal sistema politico, infatti, pare essere divenuto solo quello di ingannare gli elettori per raggiungere precisi obiettivi economici. Il tutto viene condito con orizzonti temporali di brevissimo respiro che impediscono qualsiasi progettualità sensata. L'unica razio che rimane, sfortunatamente, è quindi la logica affaristica privata costantemente parcheggiata alle spalle del dibattito politico pubblico. Il benessere collettivo è totalmente escluso da quella logica. Il nocciolo reale delle diatribe politiche non è più cosa sia il bene comune e come vada perseguito, quanto piuttosto quali poteri economici forti foraggiare e come far apparire quel foraggiamento come se fosse il bene comune. Le democrazie moderne (e non solo l’Italia sfortunatamente) hanno svenduto le proprie prerogative politiche e la propria libertà intellettuale alle insaziabili avidità del libero mercato che altro non è se non la totale libertà concessa ai capitali a scapito delle persone.

Cosa ha a che fare tutto ciò con il referendum sul nucleare? E’ presto detto…

venerdì 8 aprile 2011

Nucleare sì o nucleare no? Se è Torio parliamone, altrimenti un secco NO!

Nel dibattito tra sostenitori ed oppositori all'opzione energetica rappresentata dal nucleare i toni sono spesso accesi. La contrapposizione è vivace, il dibattito sempre aperto. E’ una discussione senza fine che si protrae ormai da decenni. Nulla sembra riuscire a porvi fine, nulla sembra far cambiare idea ai sostenitori a spada tratta del nucleare: né Three Mile Island, né Černobyl', né il referendum abrogativo del 1987, né i vari incidenti ed i relativi insabbiamenti e scandali occorsi negli anni in tutto il mondo, né il rischio di attacchi terroristici alle centrali, né i rischi che qualche terrorista costruisca ed utilizzi una bomba sporca, né la catastrofe del deposito delle scorie nucleari tedesche ad Asse, né il disastro finanziario per la costruzione della nuova centrale finlandese ad Olkiluoto, né le crisi geopolitiche con l’Iran e la Corea del Nord, né il rischio di una proliferazione di armi nucleari in paesi politicamente instabili come il Pakistan, né la chiusura della centrale atomica più grande del mondo (quella di Kashiwazaki Kariwa) nel 2007, né lo scandalo sulla pubblicità ingannevole del Forum Nucleare, né la catastrofe dei 6 reattori di Fukushima, né la catastrofe politica della Merkel in Germania, né i ripensamenti francesi sulla tecnologia nucleare EPR, né la tendenza mondiale ad allungare la vita operativa delle centrali per tentare di evitare gli insopportabili costi di smaltimento e dismissione delle centrali esistenti. L’incidente appena accaduto alla centrale di Onagawa quando ancora non si è risolto quello di Fukushima non farà quindi nessuna differenza.
Nell'oblio dell'incoscenza, nulla è più prezioso di un briciolo di informazione...

domenica 27 marzo 2011

Desertec e la "Fukushima" del 2007



Ecco una valida dimostrazione del perchè un filmato vecchio fa buon brodo. In questo breve video (in italiano) un relatore del Convegno organizzato dal Kyoto Club (tenutosi il 16 Luglio 2009 a Roma) parla delle prospettive delle rinnovabili a confronto con i combustibili fossili ed il nucleare. Ormai siamo nel 2011! Che ci sarà mai di interessante in un filmato di quasi 2 anni fa? Anche il vostro affezionato Panda in effetti stava ascoltandosi il video piuttosto distrattamente, quando una parolina magica ha attratto la sua curiosità. Quella parolina, scandita distintamente dal relatore, era...

mercoledì 16 marzo 2011

Nucleare alla giapponese, petrolio alla golfo del messico, carbone alla cinese... non si potrebbe avere qualcos'altro?

Disastrosa è la giusta definizione per la politica energetica che il mondo intero sta seguendo. Disastrosa dal punto di vista sanitario, economico ed ambientale. Disastrosa persino nella oscena sequela di devastazione che ultimamente la contraddistingue. Qualcuno però finirà col dire che sono un catastrofista ed un pessimista che favorisce la crisi economica, se continuo a parlare di ciò che è sotto gli occhi di tutti. Sarà bene quindi fare un'analisi un poco più distaccata.

Vediamo un po'...