www.venezia2012.it - "Fuori dalla crisi. Dall'economia del debito all'abbondanza frugale" - Incontro con Serge Latouche, Mestre (VE) 04/06/2012. Parte del ciclo di eventi di "Verso Venezia 2012", che ha preceduto la Terza Conferenza Internazionale su Decrescita, Sostenibilità Ecologica e Equità Sociale.
Il vostro affezionato Panda ha scelto di pubblicare questo video pensando a tutti coloro che non hanno mai sentito parlare di Serge Latouche e a tutti coloro che non sanno cosa sia la decrescita.
Sfortunatamente siamo in un periodo di cambiamenti tanto radicali che molti rifiutano di accettare la realtà. Mi rendo quindi conto che per ogni persona che non ha mai sentito parlare di decrescita felice, ce ne sono mille che ne hanno sentito parlare (per lo più male) e che credono (ingannandosi) di sapere cosa sia. Nonostante ciò, considero che ogni persona venga a conoscenza del concetto in modo serio, sia una spelendida opportunità di successo in pù per tutti noi (convinti, meno convinti e contrari).
Purtroppo sono ancora tanti, troppi, quelli che, seguendo la corrente, fluisco più o meno rumorosamente ed inconsapevolmente verso la cascata che li attende in un futuro assai prossimo. Serve più consapevolezza. Come per ogni altra scelta, bisogna prima sapere cosa si sta scegliendo per poter dire d'aver scelto.
Buona visione e buon futuro a tutti dal vostro amico Panda
Chi pensa che la decrescita economica sia un'idea ingenua si sbaglia di grosso. E' un'idea semplice. Come lo sono i limiti imposti dalla termodinamica. La decrescita non è una scelta per la nostra società. Come decrescere è la vera scelta.
Possiamo optare per lo "schianto contro il muro dei limiti planetari" oppure possiamo optare per un sistema economico alternativo all'attuale.
Bisogna ascoltare la saggezza della lumaca che avrebbe un sacco di cose da raccontarci. Al posto suo ci proverà, per come può, il vostro affezionato Panda. Beh, dovete sapere che...
Eccovi un ennesimo e stupendo episodio video di “The Story of Stuff”(in italiano “La storia delle cose”) narrato, come sempre, dalla bravissima Annie Leonard. Anche questa volta, grazie all’opera di traduzione del mitico maxrupo, potrete godere dei sottotitoli in italiano. Se non appaiono, ricordate che, per farli spuntare, basta attivarli, dopo il “play” iniziale, cliccando sul tasto rettangolare con due lineette che si trova in basso a destra del riquadro di YouTube.
Questo splendido e divertente mini-documentario parla in modo penetrante, documentato ed acuto del problema dei rifiuti e delle strategie migliori per fronteggiarlo. Per noi italiani, inoltre, non mancano le sorprese.
Un piccolo tesoro web da guardare, gustare, assimilare e diffondere più che potete!
Di recente le notizie drammatiche, allarmanti e catastrofiche, purtroppo, non mancano. Il vostro affezionato Panda, ciononostante, oggi si asterrà dal riportare questo genere d’informazioni. Con ciò, come al solito, Pandemica-mente si guarda bene dal sostenere una visione ottimisticamente acritica del mondo, ma intende accrescere l’attenzione sulle soluzioni dei problemi, anziché soffermarsi sterilmente sull'enunciazione dei problemi stessi.
Piuttosto che essere ottimisti o pessimisti, conviene essere positivi, ossia rivolti alla soluzione concreta dei guai che ci affliggono.
L'impostazione di fondo da cui parte questa sorta di "positivismo" è il ritenere la consapevolezza cosa ben distinta dalla mera conoscenza. Il vostro affezionato Panda, infatti, è convinto che la conoscenza, se priva di coerenza, intraprendenza e condivisione, si riduca infine ad un orpello vanesio di autoglorificazione e/o autoassoluzione personale. Essere consapevoli, nei limiti della natura umana, implica sforzarsi di conoscere e sforzarsi di agire in sintonia con quanto si ritiene di aver appreso. Lo sforzo è quindi duplice. Vista la fatica richiesta, sarebbe un universo assai crudele, quello in cui viviamo, se tali tribolazioni non fossero ripagate da risultati proporzionali allo sforzo sopportato. Beh, questo universo non sembra poi tanto crudele. La ricompensa a fronte delle fatiche richieste dalla consapevolezza, infatti, può essere più semplicemente chiamata felicità. C’è qualcosa di meglio per cui valga la pena impegnarsi?
Per quanto grandi e gravi siano i problemi che affliggono le nostre vite e quella dell'intero pianeta, è bene ricordarsi che, assai spesso, la risoluzione di tali avversità non è prevalentemente ostacolata da impedimenti tecnici, tecnologici e scientifici, quanto piuttosto da resistenze economiche, politiche, psicologiche e culturali. Divulgare esempi positivi, ha quindi lo scopo di rendere evidente non solo che “sì, si può fare”, ma anche che “sì, c’è già chi l’ha fatto e... funziona!”.
Per questi motivi, il vostro Panda si rifiuta di accettare supinamente la triste consuetudine mass-mediatica che tende a relegare i numerosi pionieri dei nostri tempi in un immeritato dimenticatoio! Le gesta straordinarie, in fin dei conti, non servono ad acclamare uomini straordinari. Servono ad ispirare e a far sì che la gente ordinaria inizi a seguire le loro orme sui nuovi sentieri da loro aperti. Questo è lo spirito che genera il vero progresso!
Il progresso si regge sulle gambe di sogni e sognatori ambiziosi. Grandi sogni che ambiscono a modificare la realtà anzichè scappare da essa. Sogni che spingono ad agire e a farlo con passione.
Questa interpretazione del concetto di progresso è ben altro dall’incessante aumento del PIL, come, invece, il Fondo Monetario Internazionale, i mercati finanziari, le banche ed i loro referenti politici vorrebbero farci credere. Vendere bombe fa crescere molto il PIL e ricostruire intere città fa crescere molto il PIL, eppure chi potrebbe mai seriamente sostenere che i bombardamenti a tappeto e le guerre portino felicità e benessere al genere umano?
Il PIL parla sempre del “quanto”, mai del “cosa” viene fatto, ossia misura tutto ciò a cui una persona sana di mente non interessa minimamente. Il PIL è l’ossessione della nostra civiltà. E se il PIL è insano, quanto sana può essere la civiltà che vi si regge sopra e noi stessi che ci viviamo dentro?
In onore ad una visione del mondo non PIL-centrica, ma soprattutto in onore ai tanti che si battono per curare fisicamente e psicologicamente i loro prossimi, ecco qui sotto l’ennesimo filmato tratto da TED (e sottotitolato anche in italiano).
"Quanto" si spende, non sarà mai importante come "in cosa" si investe e "come" lo si fa.
Il vostro affezionato Panda, nell'augurarvi una buona visione, desidera ringraziare ancora una volta il mitico maxrupo per la sua preziosissima opera di traduzione e sotto-titolatura in italiano di video meritevoli d'attenzione (e spesso completamente ignorati da mass media) come quello qua sopra.
Un grazie sentito anche al Club di Roma ed a tutti i suoi membri che, da tanti decenni, si battono per salvare il pianeta (e l'intelligenza umana), nell'indifferenza delle masse e nell'ostilità di politici, "opinionisti" ed imprenditori.
Buon futuro a tutti dal Panda
P.S. - Per chi non fosse pratico di YouTube, ricordo infine che il tasto per la selezione dei sottotitoli è il seguente:
A distanza di 4 giorni dall’anniversario della morte (ma dovrei dire assassinio) di Enrico Mattei, il vostro affezionato Panda, con questo video, lascia che sia chi non ha bisogno di presentazioni a commentare quella che, sfortunatamente per noi, è la realtà ultima dell’attuale sistema economico. Una realtà spietata, degradante, liberticida e folle. Anche Pasolini fu ucciso, così come Enrico Mattei, Mauro De Mauro (e tanti, tanti altri un po’ ovunque nel mondo) per aver tentato di opporsi all’avanzata del consumismo come oggi lo viviamo. Trovo questo significativo. Comunque sia, quel che già all’epoca pareva a grandi pensatori una situazione disperata, non ha fatto altro che peggiorare costantemente per anni ed anni. La cultura popolare di miliardi di persone, nel frattempo, è stata spappolata, svuotata e sostituita dalla demenza ossessiva-compulsiva dello shopping consolatorio, dell’affarismo devastatore e dell’indifferenza auto-assolutrice. L’aspetto più paradossale di tutta questa triste storia è che l’ineluttabilità ed imminenza di un collasso planetario indotto da una tale miopia fascistizzante (in cui l’umanità si è acriticamente gongolata per decenni) è un’idea rimossa dalla consapevolezza collettiva persino ora che iniziamo a vivere quel collasso in prima persona. C’è sempre la speranza che la crescita economica riparta con vigore e che tutto si “aggiusti” e si possa ritornare a consumare, consumare, consumare, consumare… Chissà, magari una nuova tecnologia, la spending review, una nuova classe politica, un nuovo mega-giacimento petrolifero scampato a decenni di ricerche… Speranze vane: la festa è proprio finita! Non sono concesse dilazioni. Nessun ulteriore giro i giostra per permetterci di sfogare infantili frustrazioni ed inconfessabili paure. Il tempo è scaduto. Ora rimane solo il conto da pagare e, ovviamente, sarà un conto salatissimo: all’altezza dei livelli di spreco di cui l’umanità s’è resa artefice in tutto questo tempo e di cui, ancor ora, si sforza strenuamente di perpetuare i fulgori.
Pensate che possa essere il governo Monti o qualche altra forza politica filo-consumista, iper-liberista ed eco-scettica a dire che la festa è finita? E se anche qualcuno lo facesse, chi gli darebbe il voto? E se anche ne ottenesse a sufficienza, siamo sicuri che la democrazia reggerebbe all’assalto di un’intera classe dirigente che rischierebbe di venire spazzata via dal giorno alla notte? Come sempre creare danni e problemi è più facile che porvi rimedio, ma questa non è mai stata una buona motivazione per lasciare che le cose vadano a rotoli.
Ieri abbiamo parlato della crescita esponenziale e dei suoi enormi rischi. Come abbiamo visto l'incapacità di comprendere le curve a crescita esponenziale ci rende simili al lievito: consumiamo tutto quel che è possibile e poi collassiamo. Oggi affrontiamo lo stesso argomento da un punto di vista più variegato. Per meglio dire tutto ciò viene fatto dal buon Luca Mercalli, che spiega con parole semplici e comprensibili per chiunque perchè la "crescita infinita", tutt'oggi ricercata, non è solo impossibile, ma anche estremamente dannosa. L'alternativa ad un'economia pronta a tutto pur di mantenere "eternamente" al rialzo il PIL non è il Medioevo (come troppi ancora credono), è un futuro in cui a crescere sia il benessere anziché le transazioni monetarie. Forse gli economisti, a forza di parlar di soldi, si sono scordati che dovrebbero servire ad accrescere il benessere delle persone. Se non lo fanno, a che servono?
Un rapporto del MIT, commissionato dal Club di Roma nel lontano 1972, prevedeva gli scenari in cui purtroppo ci troviamo oggi. Lo studio si basava su una simulazione al computer, denominata World3, e descriveva le conseguenze della continua crescita della popolazione, dell'economia e dell'inquinamento. Stiamo parlando del Rapporto sui limiti dello sviluppo (The Limits to Growth). Attaccato furiosamente per decenni dai liberisti di tutto il mondo e dai loro assai più numerosi tirapiedi, oggi viene "stranamente" dimenticato da ogni politico, economista, opinionista e giornalista "che si rispetti". Ma come? Dico io. Proprio ora ve ne scordate? Ora che non potete più raccontare alla gente le solite quattro frottole! E continuate a parlare di crescita, ripresa e PIL come se nulla fosse? Chiedete lacrime e sangue a lavoratori, disoccupati, pensionati, malati e studenti continuando a promettere una "ripresa"?
VERGOGNA!
VERGOGNA!
VERGOGNA!
Un saluto cordiale a chi dovrebbe provarne tanta e a chi no e buona visione a tutti dal Panda.
P.S. - Per chi volesse saperne di più, si veda qui.
Il vostro affezionato Panda si scusa con tutti voi per questo lungo periodo d’assenza. Il fatto è che il Panda non è della stessa scuola di Gianfranco Polillo, il sottosegretario all'Economia che ha recentemente sostenuto che gli italiani fanno troppe ferie. Sembra proprio che il buon Polillo ritenga infatti che "se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul PIL immediato di circa un punto". A parte l’assurdità della proposta in sé, visto il periodo di crisi economica caratterizzato dal crollo dei consumi e dalla disoccupazione, viene da porsi una domanda: ma quanti “sacrifici umani” saranno necessari per tentare di sfamare l’infinita brama di questo grigio dio economico che chiamiamo PIL?
Di solito la diatriba tra fumatori e non-fumatori è vista come una sorta di scontro tra opposte ed acerrime fazioni. Il vostro affezionato Panda prova qui a dare una sua particolare visione della questione del fumo e del tabacco. Una visione che vede i fumatori e i non fumatori alleati anziché nemici. Attenzione però, il Panda, avendo un papà che è passato sotto chemio e radio-terapia a causa del “maledetto” pacchetto di sigarette, è tutto fuorché neutrale in questa “diatriba”. Essere schierati ed avere delle forti convinzioni comunque non vuol dire necessariamente essere fanatici, né tantomeno essere nemici di chicchessia.
La visione del Panda sulla questione “fumo” può essere condensata in un paio di semplici domande: perché un fumatore dovrebbe essere percepito solo come un nemico o un problema anziché come una splendida possibilità di miglioramento collettivo? E perché un non-fumatore dovrebbe essere considerato dai tabagisti solo come uno sconosciuto scocciatore che si intromette dove non gli compete?
Il tanto venerato PIL, sta tradendo l’occidente. Quello del Brasile, ad esempio, ha appena sorpassato quello inglese. La cosa non vi tocca? Beh, se considerate che l’economia inglese, prima di questo sorpasso era la sesta al mondo e noi la settima, forse è il caso di ripensarci su, non trovate? Ebbene sì, non siamo più la settima nazione per prodotto interno lordo (quella, infatti, l’è diventata il Regno Unito): ora siamo ottavi e di due posizioni dietro al tanto "disprezzato" Brasile. Non sarà certo il vostro Panda a perorare la causa del PIL in eterna crescita e neppure a parlar male dei paesi emergenti (mai e poi mai!), ma qui la questione è un’altra…
Se non l’avete già fatto, il vostro Panda vi consiglia di ascoltare e godervi il video qui sopra. Sono parole d’altri tempi, ma così attuali!
Oggi non si fa altro che sostenere che occorre assolutamente far riprendere l'economia, ossia far salire il PIL. Siamo sicuri che sia la strategia migliore per risollevare le sorti degli italiani e del resto del mondo? Il vostro affezionato Panda non crede proprio. Semmai è vero l'opposto: dovremmo decrescere in modo controllato, riappropriandoci di un più elevato livello di equità sociale. La strada maestra dovrebbe consistere nello sgonfiare l’economia cancerogena che sta avvelenando la nostra civiltà per ricostruirla in modo che abbia un senso. L’economia deve smettere d’essere un’attività fine a sé stessa e un furto costante perpetrato ai danni delle generazioni future così come di chiunque non possa difendersi.
Le democrazie, con grande sforzo, hanno creato un diffuso benessere. Si tratta di un benessere senza precedenti nella storia dell'umanità. Quel genere di benessere, tuttavia, è ora messo gravemente a rischio non tanto dalla crisi finanziaria in atto (per quanto grande e spaventosa sia), quanto piuttosto da una sempre più palese iniquità reddituale e sociale. Un’iniquità esplosiva, corrosiva e tossica che danneggia tutti, persino coloro che ne godono i privilegi. Può sembrare paradossale, ma è così. Il problema è che, come umanità, al di là di buoni propositi e di belle parole di circostanza, finora non siamo stati in grado di risolvere le vecchie disuguaglianze sociali. Mi riferisco a quelle basate sulla ricchezza della famiglia di provenienza oppure sull'appartenenza razziale o sessuale. Al più le si è momentaneamente attenuate o spostate da un gruppo etnico ad un altro, ma non le si è sconfitte. Le statistiche purtroppo parlano chiaro. Le donne, ad esempio, ancor oggi, lavorano molto di più e guadagnano molto di meno dei loro omologhi maschili. Il guaio, inoltre, è che, a queste fonti storiche di discriminazione sociale, negli ultimi anni, se n’è aggiunta almeno un’altra piuttosto evidente: quella basata sull'età. I giovani, a parità di condizioni, sono trattati peggio sotto tutti i punti di vista (sia in termini di opportunità, sia di reddito, sia di diritti realmente godibili). Le discriminazioni, quindi, non solo non sono state sconfitte, ma sono persino aumentate di numero!
In tutto questo tempo, invece, il PIL è cresciuto e cresciuto, ma invece di ritrovarci tutti immersi in una sorta di “Sogno Americano” fatto di benessere materiale diffuso, serenità ed equità, ci ritroviamo qui dove siamo ora: pieni di ansie, timori e problemi, ma senza un soldo in tasca. La triste realtà è che la sempre più insostenibile disparità sociale all'interno dei regimi democratici sta di fatto vanificando, nel giro di pochi anni, quel che le democrazie avevano faticosamente ottenuto nel corso di secoli di duro lavoro, lotte e conquiste sociali e culturali. A problemi reali ed urgentissimi quali la crisi economica, il picco del petrolio, la crisi climatica e la sovrappopolazione globale, si sovrappone ora una totale inadeguatezza politica, istituzionale e culturale. Questa inadeguatezza genera incessantemente disparità di trattamenti nel disperato ed inutile tentativo di mantenere lo status quo. Il risultato di questo assurdo e convulso affannarsi è un PIL che comunque non cresce (per il semplice motivo possediamo un solo pianeta da parassitare). Nel tentativo demenziale ed autolesionista di far riprendere la crescita del PIL, si sta generando una società sempre più egoista ed iniqua. L’esatto opposto di quel che servirebbe ora dato che i guai che ci affliggono sono gli stessi in tutto il mondo. Le parole di Bob Kennedy ci suonano, a distanza di tanti anni, così giuste ed attuali per il semplice fatto che, oggi, la verità contenuta in quelle stesse parole è ancor più evidente e conclamata di allora. Quest'ultima affermazione, non è un'opinione, è un fatto accertabile e verificabile. Per questo motivo il vostro affezionato Panda ha inserito in questo post anche quest'altro bel video (che come spesso accade è tratto da TED ed è sottotitolato come sempre anche in italiano).
Dovendo scegliere, preferireste più crescita economica o maggior equità? Ognuno faccia la sua scelta e la faccia ora. In questo momento, infatti, siamo chiamati decidere e sarà una di quelle che cambieranno per sempre il corso della Storia. Per il nostro stesso bene, quindi, speriamo di riuscire a compiere una scelta oculata.
Un rigoroso studio pubblicato da Ericsson in cooperazione con la Chalmers University of Technology ha dimostrato che, dati alla mano, ad un raddoppio della velocità della banda larga corrisponde un incremento dello 0,3% del PIL. Vale la pena essere chiari su questa notizia: gli autori del report hanno dimostrato che esiste una correlazione diretta tra crescita della rete e PIL. Uno 0,3% potrebbe sembrare poco, ma, tradotto in soldoni, si tratta di cifre stratosferiche. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, un raddoppio all’interno dei soli paesi dell’Ocse porterebbe ad un incremento di circa 126 miliardi di dollari. La notizia, già buona di per sé, è ancor più interessante considerato che i dati dello studio in questione provengono proprio da 33 nazioni dell’area Ocse (Italia compresa) e riguardano il biennio 2008 / 2010 (cioè un periodo assolutamente terribile dal punto di vista economico).
Pandemica-mente aveva segnalato poco tempo fa il bel sito http://www.indipendenzaenergetica.it/ . Oggi il vostro Panda ritorna sull’argomento poiché i traduttori volontari di indipendenzaenergetica.it hanno compiuto un piccolo miracolo: hanno tradotto e sottotitolato il CRASH COURSE, ossia l’intero videocorso online per capire la crisi sistemica ideato da Chris Martenson (che nella versione inglese ha riscosso notevole successo). Si tratta di un corso approfondito, ma comprensibile per tutti, che permette di formarsi una conoscenza di base dell'economia, in modo da poter comprendere meglio i rischi che purtroppo stiamo correndo. Per chi si occupa di Picco del Petrolio e/o di Transizione, basti dire che la visione è suggerita da Rob Hopkins, il fondatore di Transition Towns.
Eccovi il link che vi rimanda direttamente all’intero videocorso (capitolo per capitolo) su YouTube:
Avendo saccheggiato il buon Paul Hawken per trovare un bel titolo per questo post, il vostro affezionato Panda si sente in dovere di riportare le parole di Hawken con maggior precisione, dato che sono parole che meritano d’essere ripetute con precisione. Quel che Paul Hawken ha detto, in effetti, è che: “Al momento stiamo rubando al futuro, vendendolo nel presente, e questo lo chiamiamo Prodotto Interno Lordo”. Probabilmente non esiste un modo più sintetico e preciso per descrivere l’attuale sistema economico in cui noi tutti viviamo. Eppure quel sistema economico, come qualsiasi altro complesso sociale, non è un monolite perfettamente coerente a sé stesso. Anche all’interno di questa folle economia che vorrebbe il PIL in eterna crescita in un pianeta dalle risorse limitate, c’è qualche crepa e qualche disomogeneità. Alcune parti di questo sistema, in altri termini, non sono affatto così diabolicamente truffaldine, stupide e catastrofiche come il resto del sistema nel suo complesso, anzi!
Il video qui sopra (sottotitolato anche in italiano) riporta un intervento a TED di Alex Steffen ed è volto proprio a dare maggiore visibilità alle prospettive che quelle “parti disomogenee” del nostro attuale sistema economico ci stanno offrendo.
Fuori dalla soffocante e suicida visione PIL-centrica in cui siamo immersi, esistono nuovi ed invitanti orizzonti. Infinite possibilità ed opportunità tutte da scoprire, vivere e gustare. Più passa il tempo e più quelle possibilità saremo costretti a realizzarle comunque, a meno che non si voglia finire il resto della propria esistenza in un inferno costruito con le nostre stesse mani. Prima è e meglio sarà per tutti. Quindi...
Viviamo in un mondo che sta sperimentando una deflagrazione tecnologica, energeticamente esposto, socialmente ed economicamente instabile, ecologicamente agonizzante, militarmente sovradimensionato, caratterizzato ad un’umiliante, insanabile e devastante asimmetria informativa che divide i produttori/venditori dai consumatori finali (penalizzando ovviamente quest’ultimi). Viviamo in un mondo dinamico, dominato e parassitato spietatamente da poteri economici giganteschi e collusi che hanno deturpato e soggiogato totalmente il mondo politico, stroncandone la naturale evoluzione, con tutto ciò che ne consegue. Insomma, viviamo in un mondo complesso e pieno di problemi. Oggi più che mai servirebbero quindi massicce dosi di cultura diffusa ed un’etica della riflessione e dell’analisi ponderata estesa al massimo grado tra la popolazione. Sfortunatamente, ormai da decenni, l’intero globo, intellettualmente parlando, è stato vampirizzato dalla TV. Per meglio dire la TV ha scardinato la cultura popolare, devastandone l’unità, l’etica e l’autoconsapevolezza che la contraddistingueva in passto. La TV ha svuotato le speranze di un rinnovo epocale rubando il futuro e la dignità alle giovani generazioni ed ha sostituito quelle speranze con paure artificiali, praticamente perfette per gli scopi commerciali e politici che la TV servilmente assiste con quotidiana passione. La TV ha creato una realtà alternativa in cui rifugiarsi dopo le classiche 8 ore di lavoro, una realtà artificiale in cui rintanarsi fuggendo a gambe levate dai problemi che affliggono il mondo e da quelli della propria triste vita. La TV ha assassinato la socialità, rimpiazzando il colloquio pubblico con l’ascolto passivo, le piazze e gli amici con le frequenze ed il divano.
La situazione in Libia è drammatica dal punto di vista umanitario. Inoltre, come molti fanno notare, la Libia è un esportatore di petrolio e gas e gli scontri armati di questi giorni possono sicuramente rallentare il flusso di greggio in uscita dai confini libici. Certo, c'è di che preoccuparsi, soprattutto per un paese tanto esposto energeticamente, economicamente e politicamente come l'Italia.
Tuttavia questa situazione non giustifica, da sola, ciò che sta accadendo sui mercati internazionali. Bisogna avere chiare le dimensioni delle forze coinvolte per poter capire. La Libia probabilmente esporta circa 1.6/1.7 milioni di barili di petrolio al giorno (mbg) su un consumo totale a livello mondiale di quasi 90 mbg… il contributo della Libia, in altre parole, è di un misero 2% del totale del petrolio consumato!!
E allora perché? Perché il prezzo del barile è schizzato a 100 dollari ed oltre?
Nel teatrino della politica italiana si contrappongono due distinte visioni a proposito della reazione economica del Bel Paese alla crisi. Per la destra l'Italia va meglio di altre nazioni ed ormai il peggio è passato. Per la sinistra invece l'Italia ha subito più di altri gli effetti negativi della crisi ed il peggio non è alle nostre spalle, ma di fronte a noi, a causa dell'immobilismo politico di questi ultimi anni. Quale di questi due punti di vista più si avvicina alla realtà dei fatti?
La nostra società, che piaccia o no, ruota ossessivamente attorno al dio denaro. Non è certo un segreto. Quando però si parla di economia in tv o sui giornali, quasi mai si parla del denaro nominandolo direttamente. Politici, giornalisti, opinionisti, persino sindacalisti ed ecologisti preferiscono parlare di crescita economica o, se le cose vanno male come ora, di ripresa economica. Questi semplici ed apparentemente innocui concetti sono un po’ come la foglia di fico aggiunta sulle pubenda dei capolavori della storia dell’arte: servono a nascondere ciò che non deve essere visto. Sono parole vuote e false che servono unicamente a censurare. Tali parole, infatti, servono a raccogliere facile consenso tra i “villici” (anche se oggi ci chiamano con maggior garbo “lavoratori”) mascherando interessi consistenti con una moralità ipocrita e posticcia. Dire cose del tipo “Dovete fare dei sacrifici per farci arricchire oscenamente” non suona bene alle orecchie di noi “lavoratori”. Quindi i più preferiscono frasi del tipo: “Occorre impegnarsi tutti insieme per aumentare la crescita economica ed il bene del paese”. La litania della crescita economica è ripetuta ossessivamente. Crescita e ripresa, tuttavia, diversamente da quello che credono i più, non coincidono affatto con il progresso, con il benessere e men che meno con la felicità. Peggio ancora: la crescita economica, misurata e considerata così come avviene fatto oggi (cioè solo tramite il PIL), non ha nulla a che fare neppure con la ricchezza reale del paese in cui essa dovesse manifestarsi.