Poco tempo fa Pandemica-mente si è occupata del tema della Singolarità Tecnologica, sostenendo con convinzione l'enorme potenziale umano, oltre che tecnologico, insito in Internet e nei suoi possibili sviluppi. Pandemica-mente è da sempre un convito sostenitore di TED ( che oltre a figurare tra "Gli amici del Panda" è stato spesso fonte di ispirazione e materiale video per diversi post). Il video qui sotto, ha il vantaggio di condensare in pochi piacevolissimi minuti questi due aspetti. Il video, infatti, esprimere, attraverso le illuminanti parole di Chris Anderson (ossia il curatore stesso di TED), un concetto analogo a quello espresso dal vostro umile Panda sulla Singolarità. Pur rimanendo circoscritto all'impatto socio-culturale dei video su Internet (e non parlando mai di Singolarità Tecnologica), Anderson esprime con passione e sagacia quanto sconfinato ed imprevedibile sia il potenziale di Internet. Senza timore d'esagerare si può sostenere che si tratta senza dubbio di un potenziale culturale impressionante, allo stesso livello dell'invenzione della carta stampata e forse anche maggiore. Internet ha già accelerato il processo d'innovazione, ma, grazie ai video caricati in rete e alla loro espansione, tale proceso non è che agli inizi. Nella sua breve presentazione, Chris Anderson porta alcuni sorprendenti esempi pratici di tale affascinante fenomeno e le sorprese non mancano.
P.S. - Il video ha la possibilità d'essere visto con i sottotitoli in italiano.
Buona visione e un saluto a tutti dal Panda.
mercoledì 29 settembre 2010
martedì 28 settembre 2010
Perchè lavoriamo come schiavi? Il PIL e altre cosucce stuzzicanti
La nostra società, che piaccia o no, ruota ossessivamente attorno al dio denaro. Non è certo un segreto. Quando però si parla di economia in tv o sui giornali, quasi mai si parla del denaro nominandolo direttamente. Politici, giornalisti, opinionisti, persino sindacalisti ed ecologisti preferiscono parlare di crescita economica o, se le cose vanno male come ora, di ripresa economica. Questi semplici ed apparentemente innocui concetti sono un po’ come la foglia di fico aggiunta sulle pubenda dei capolavori della storia dell’arte: servono a nascondere ciò che non deve essere visto. Sono parole vuote e false che servono unicamente a censurare. Tali parole, infatti, servono a raccogliere facile consenso tra i “villici” (anche se oggi ci chiamano con maggior garbo “lavoratori”) mascherando interessi consistenti con una moralità ipocrita e posticcia. Dire cose del tipo “Dovete fare dei sacrifici per farci arricchire oscenamente” non suona bene alle orecchie di noi “lavoratori”. Quindi i più preferiscono frasi del tipo: “Occorre impegnarsi tutti insieme per aumentare la crescita economica ed il bene del paese”. La litania della crescita economica è ripetuta ossessivamente. Crescita e ripresa, tuttavia, diversamente da quello che credono i più, non coincidono affatto con il progresso, con il benessere e men che meno con la felicità. Peggio ancora: la crescita economica, misurata e considerata così come avviene fatto oggi (cioè solo tramite il PIL), non ha nulla a che fare neppure con la ricchezza reale del paese in cui essa dovesse manifestarsi.
giovedì 16 settembre 2010
Singolarità Tecnologica in avvicinamento a babordo!
La Singolarità Tecnologica è un concetto della futurologia che prevede l'esistenza, nel corso dello sviluppo di una civiltà, di un punto in cui l'accelerazione tecnologica è tanto profonda e rapida da oltrepassare e trascendere totalmente le capacità umane di comprensione e previsione.
L'argomento, per quanto possa sembrare astruso a chi non ne ha mai sentito parlare prima, è serissimo e vastamente discusso. Inoltre è certamente troppo vasto per poter essere sufficientemente trattato in un unico e misero post. Nonostante l’oggettiva difficoltà, tenterò tuttavia di tracciare per sommi capi i concetti base della Singolarità Tecnologica, poiché ritengo che l'argomento sia ingiustamente relegato in un ambito di nicchia da “tecnofili incalliti”.
L'argomento, per quanto possa sembrare astruso a chi non ne ha mai sentito parlare prima, è serissimo e vastamente discusso. Inoltre è certamente troppo vasto per poter essere sufficientemente trattato in un unico e misero post. Nonostante l’oggettiva difficoltà, tenterò tuttavia di tracciare per sommi capi i concetti base della Singolarità Tecnologica, poiché ritengo che l'argomento sia ingiustamente relegato in un ambito di nicchia da “tecnofili incalliti”.
martedì 14 settembre 2010
Climatologia e geologia nemici pubblici? E l'economia? ...e la pigrizia?
E' sconfortante constatare in Intenet quanta gente appaia sinceramente convinta che i cambiamenti climatici siano una finzione (o per lo meno una palese esagerazione) ordita dalla 'casta' dei climatologi. Ancor più sconfortante verificare quanta gente, contemporaneamente, crede con altrettanta buona fede ed ostinazione che il picco del petrolio sia una 'panzana', una cospirazione ordita da crudeli geologi al soldo di speculatori privi di scrupolo. Geologi e climatologi hanno indubbiamente una gravissima responsabilità che condividono con gli economisti: quella di aver creato una sorta di scisma del sapere. Ormai da tempo infatti appaiono come due eserciti schierati e fermi su apposte trincee: da una parte climatologi ed esperti di geologia e dall'altra parte gli economisti (meno numerosi, ma molto più agguerriti). Da una parte gli ammonimenti, gli allarmi e gli appelli, dall'altra le rassicurazioni e gli inviti a non farsi prendere inutilmente dal panico. Fra tanto 'catastrofismo', in effetti, l'unica ancora di salvezza per il buon umore della gente sembrerebbero essere solo gli economisti. Questi, di fronte a tanta 'negatività', sentono il dovere di ergersi a paladini del genere umano, 'ingiustamente' terrorizzato e vessato da tanti, troppi, 'inutili' allarmismi.
Apprezzo sinceramente l'intenzione di calmare le fantasie e gli animi suggestionabili e vivaci di noi misera gente comune, ma sono un po' perplesso: che ne sa un economista di clima e di geologia? Voglio dire che se ho male ad un ginocchio vado da un medico, non da un economista. Se mi si rompe un tubo chiamo un idraulico, non un economista. Sbaglio?
Apprezzo sinceramente l'intenzione di calmare le fantasie e gli animi suggestionabili e vivaci di noi misera gente comune, ma sono un po' perplesso: che ne sa un economista di clima e di geologia? Voglio dire che se ho male ad un ginocchio vado da un medico, non da un economista. Se mi si rompe un tubo chiamo un idraulico, non un economista. Sbaglio?
martedì 7 settembre 2010
W la Scienza
Sempre più spesso si sentono discorsi di forte critica al metodo scientifico. Critica aspra e rabbiosa. In molti siti e blog, gli scienziati "ortodossi" sono considerati come una sordida ed arrogantissima casta pseudo-sacerdotale dedita a dominare e terrorizzare la povera gente comune con paure d'ogni tipo. Paure create ad uso e consumo degli interessi potenti che segretamente li finanzierebbero. Personalmente credo che questo genere di ragionamenti sia insopportabilmente immaturo e semplicistico. Gli scienziati sono esseri umani nè più nè meno di altri, con tutti i difetti e le brutture degli esseri umani. Non voglio difendere la scienza mitizzando la figura dello scienziato e non lo farò. Amo il metodo scientifico per la sua concretezza ed efficienza e per il suo volto democratico. Per la scienza infatti non ci sono idee migliori o peggiori a prescindere, ma solo dimostrate oppure no. Mi piace la scienza.
Tuttavia, sembrerà strano, ma rispetto profondamente ed ammiro chi propaga l'oscurantismo come una novità rivoluzionaria e si batte ed adanna per portarlo avanti. Lo dico senza ironia. Bisogna infatti essere veramente convinti in quel che si dice per rinunciare a frigo, lavatrice, telefono, computer, televisione, medicine, radio, carta stampata, macchina, ecc... Bisogna essere determinati per rinunciare all'elettricità e all'acqua corrente (he sì, perchè anche le pompe che spingono la purissima acqua potabile nei nostri w.c. ed i sofisticati sistemi di depurazione posti a monte sono un prodotto dell'odiata scienza). Prendere l'acqua a mano, da pozzi scavati a mano, tutti i giorni richiede un impegno ammirevole. Vestirsi solo di tessuti in fibbra naturale filata e tessuta a mano richiede una disciplina ferrea. Tenersi un banale mal di denti rifiutando stoicamente qualsiasi antidolorifico è una prova di determinazione. Rinunciare alla moderna dormia in caso di interventi chirurgici (praticati per di più non dagli odiatissimi medici, ma da saggi guaritori) sa addirittura di eroico. Per questi e tantissimi altri motivi rispetto ed ammiro profondamente chi in fatto di scienza la pensa diversamente da me. Apprezzo la scienza, ma ancor di più chi è disposto a spendersi per le proprie idee e convinzioni.
Tuttavia, sembrerà strano, ma rispetto profondamente ed ammiro chi propaga l'oscurantismo come una novità rivoluzionaria e si batte ed adanna per portarlo avanti. Lo dico senza ironia. Bisogna infatti essere veramente convinti in quel che si dice per rinunciare a frigo, lavatrice, telefono, computer, televisione, medicine, radio, carta stampata, macchina, ecc... Bisogna essere determinati per rinunciare all'elettricità e all'acqua corrente (he sì, perchè anche le pompe che spingono la purissima acqua potabile nei nostri w.c. ed i sofisticati sistemi di depurazione posti a monte sono un prodotto dell'odiata scienza). Prendere l'acqua a mano, da pozzi scavati a mano, tutti i giorni richiede un impegno ammirevole. Vestirsi solo di tessuti in fibbra naturale filata e tessuta a mano richiede una disciplina ferrea. Tenersi un banale mal di denti rifiutando stoicamente qualsiasi antidolorifico è una prova di determinazione. Rinunciare alla moderna dormia in caso di interventi chirurgici (praticati per di più non dagli odiatissimi medici, ma da saggi guaritori) sa addirittura di eroico. Per questi e tantissimi altri motivi rispetto ed ammiro profondamente chi in fatto di scienza la pensa diversamente da me. Apprezzo la scienza, ma ancor di più chi è disposto a spendersi per le proprie idee e convinzioni.
sabato 4 settembre 2010
Il Cambiamento
Che le cose a questo mondo non vadano bene è cosa nota. Molti si limitano a lamentarsene e a sospirare, molti altri invece si danno un gran da fare per tentare di rendere il mondo un posto migliore. Tra questi ultimi si annovera senza dubbio Paea, un'associazione nata nel 1999 per "promuovere lo sviluppo, la crescita e lo scambio personale e culturale perseguendo finalità di tutela ambientale e utilità sociale". L'associazione, la cui sigla significa "Progetti Alternativi per l'Energia e l'Ambiente", oltre alla sua solita e febbrile attività di formazione, divulgazione e consulenza, ha da poco intrapreso un nuovo ambizioso progetto: Il portale del cambiamento. Il portale partirà a breve, ma ha bisogno del sostegno di tutti coloro che vogliono un reale e concreto cambiamento. Il conto alla rovescia è già partito (al momento mancano poco più di 10 giorni) e noi di Pandemica-mente facciamo il tifo per l'iniziativa. La speranza è che, quanto prima, questo modo di vedere, agire e sentire entri a far parte della cultura di massa (italiana e non).
Il Panda è da tempo uno dei tanti amici di Paea e ne condivide e sostiene i valori di fondo e la concretezza con cui vengono portati avanti. Come Paea, inoltre, anche il Panda crede che: "solo un individuo informato, consapevole e concreto possa progettare un mondo che funziona". Per questo motivo, prima di tutto, vi invito a visitare il sito di Paea e quello del suo nuovo progetto (Il portale del cambiamento). Per chi già conosce la serietà dell'associazione o comunque desiderasse sostenere economicamente l'iniziativa, ecco spiegato qui come fare.
Come sempre, un saluto a tutti voi, dal Panda.
Il Panda è da tempo uno dei tanti amici di Paea e ne condivide e sostiene i valori di fondo e la concretezza con cui vengono portati avanti. Come Paea, inoltre, anche il Panda crede che: "solo un individuo informato, consapevole e concreto possa progettare un mondo che funziona". Per questo motivo, prima di tutto, vi invito a visitare il sito di Paea e quello del suo nuovo progetto (Il portale del cambiamento). Per chi già conosce la serietà dell'associazione o comunque desiderasse sostenere economicamente l'iniziativa, ecco spiegato qui come fare.
Come sempre, un saluto a tutti voi, dal Panda.
venerdì 3 settembre 2010
Internet candidato al Nobel per la Pace
Perchè candidare al Nobel per la Pace proprio Internet?
Qualcuno dirà che Internet non è una persona e quindi non gli si può attribuire il premio Nobel, ma ciò è falso perché già in passato esso fu assegnato ad organizzazioni ed Istituti. Il problema del “a chi dare il premio in denaro”, è un problema di poco conto e facilmente superabile nel momento in cui si convenga che Internet meriti il Nobel per la Pace. Credo quindi che la vera domanda dovrebbe essere: perchè non farlo? Perché non candidare Internet?
Qualcuno dirà che Internet non è una persona e quindi non gli si può attribuire il premio Nobel, ma ciò è falso perché già in passato esso fu assegnato ad organizzazioni ed Istituti. Il problema del “a chi dare il premio in denaro”, è un problema di poco conto e facilmente superabile nel momento in cui si convenga che Internet meriti il Nobel per la Pace. Credo quindi che la vera domanda dovrebbe essere: perchè non farlo? Perché non candidare Internet?
domenica 29 agosto 2010
Lavoro
A volte un grammo di memoria aiuta più d'una tonnellata d'intelligenza. Cosa c'entra la memoria con il lavoro, vi chiederete voi. Beh, di per sè non c'entra nulla, ma ricordare aiuta a capire (senza farsi troppo distrarre dal caos disinformativo dei mezzi di distrazione di massa, alias Telegiornali e mass-media vari).
Com'è cambiato il mondo del lavoro negli ultimi anni?
Com'è cambiato il mondo del lavoro negli ultimi anni?
Mini-eroi e maxi-godurie
Da bambino sognavo di essere Superman o qualche altro super-eroe. Sarà infantile, ma non credo certamente di essere stato l'unico a farlo poichè, come disse Oliver Wendell Holmes "niente è così comune come il desiderio di essere eccezionale". Prova ne è il fatto che fumetti, film, giochi e videogiochi sui super-eroi muovono un giro d'affari enorme. Si tratta di un mercato sconfinato che si rivolge dai bambini fino agli adulti.
Molti però, sotto sotto, preferiscono storie di eroi privi di super-poteri, ma comunque in grado di compiere gesta incredibili. Qui il mercato è pressochè infinito. Non c'è quasi film d'azione o romanzo d'avventura che non ruoti attorno alla figura romantica e mitizzata dell'eroe. Il fatto è che spesso, crescendo, si tende a perdere fantasia o, per meglio dire, la fantasia, facendosi "adulta", diventa più esigente e pretende storie in cui sia più facile mantenere la sospensione dell'incredulità. Per questo motivo la fantasia "adulta" non fa altro che camuffare il super-eroe togliendogli i suoi super-poteri e sostituendoli con un non meglio precisato alone di invincibilità. Io, lo confesso, in questo non ho fatto eccezione.
Da adulto non ho smesso di sognare. La fantasia non s'è impigrita tanto da abbandonarmi, tutt'altro. Accanto ad essa però è cresciuto nel tempo sempre più il desiderio di agire concretamente. Andando avanti con gli anni s'è fatta sentire via via sempre più forte l'esigenza d'evadere dall'evasione di fantasia. Mi riferisco al desiderio, tutt'altro che frivolo, di veder realizzati concretamente i propri sogni.
E' a questo punto che cominciano i guai, essendo costretti a constatare tristemente che, non solo nel mondo reale non v'è traccia alcuna di super-poteri, ma gli eroi reali, per di più, sono spesso votati alla solitudine e al martirio piuttosto che al successo sfavillante delle storie di fantasia. Volendo provare a realizzare i propri sogni inoltre ci si deve scontrare con le pretese altisonanti della propria immaginazione. Insomma, com'è ben noto, il rischio di delusioni cocenti è tutt'altro che basso. Man mano che il tempo passa in questo modo, le speranze tendono a scemare ed inizia a crescere dentro di sè un patetico cinismo di maniera dedito solamente a mascherare l'orgoglio ferito con una maschera di virile drammaticità.
Oggi però sono riuscito a superare definitivamente questo blocco. Ora fantasia e azione concreta vanno d'accordo. Non più dissillusione nè cinismo. Il segreto? La nascita di una nuova personalissima figura mitologica: il mini-eroe. Dico "nuova e personalissima" in senso molto relativo dato che in realtà si tratta di una figura diffusissima ovunque. Figura tanto diffusa quanto taciuta. Vediamo quindi di conoscerla un po'...
Molti però, sotto sotto, preferiscono storie di eroi privi di super-poteri, ma comunque in grado di compiere gesta incredibili. Qui il mercato è pressochè infinito. Non c'è quasi film d'azione o romanzo d'avventura che non ruoti attorno alla figura romantica e mitizzata dell'eroe. Il fatto è che spesso, crescendo, si tende a perdere fantasia o, per meglio dire, la fantasia, facendosi "adulta", diventa più esigente e pretende storie in cui sia più facile mantenere la sospensione dell'incredulità. Per questo motivo la fantasia "adulta" non fa altro che camuffare il super-eroe togliendogli i suoi super-poteri e sostituendoli con un non meglio precisato alone di invincibilità. Io, lo confesso, in questo non ho fatto eccezione.
Da adulto non ho smesso di sognare. La fantasia non s'è impigrita tanto da abbandonarmi, tutt'altro. Accanto ad essa però è cresciuto nel tempo sempre più il desiderio di agire concretamente. Andando avanti con gli anni s'è fatta sentire via via sempre più forte l'esigenza d'evadere dall'evasione di fantasia. Mi riferisco al desiderio, tutt'altro che frivolo, di veder realizzati concretamente i propri sogni.
E' a questo punto che cominciano i guai, essendo costretti a constatare tristemente che, non solo nel mondo reale non v'è traccia alcuna di super-poteri, ma gli eroi reali, per di più, sono spesso votati alla solitudine e al martirio piuttosto che al successo sfavillante delle storie di fantasia. Volendo provare a realizzare i propri sogni inoltre ci si deve scontrare con le pretese altisonanti della propria immaginazione. Insomma, com'è ben noto, il rischio di delusioni cocenti è tutt'altro che basso. Man mano che il tempo passa in questo modo, le speranze tendono a scemare ed inizia a crescere dentro di sè un patetico cinismo di maniera dedito solamente a mascherare l'orgoglio ferito con una maschera di virile drammaticità.
Oggi però sono riuscito a superare definitivamente questo blocco. Ora fantasia e azione concreta vanno d'accordo. Non più dissillusione nè cinismo. Il segreto? La nascita di una nuova personalissima figura mitologica: il mini-eroe. Dico "nuova e personalissima" in senso molto relativo dato che in realtà si tratta di una figura diffusissima ovunque. Figura tanto diffusa quanto taciuta. Vediamo quindi di conoscerla un po'...
giovedì 26 agosto 2010
Hitler l'ebreo, i barracuda ed il vangelo dell'ignoranza
Secondo una notizia recente, pubblicata dal Daily Telegraph, uno studio effettuato sul DNA da campioni di saliva di 39 parenti del Führer avrebbe dimostrato che Adolf Hitler era di origini ebraiche e nordafricane. L'incertezza e le voci sulle origini del padre di Adolf (Alois Hitler) rendono questa news non proprio una sorpresa incredibile per gli storici. Tuttavia un test genetico è ben altra cosa rispetto ad una plausibile supposizione.
Pur con tutte le cautele che uno scoop del genere dovrebbe comportare, riporto fin da ora questa incredibile notizia, non per semplice curiosità o per il gusto del ridicolo che tutto ciò implica. La questione merita attenzione perchè, se confermata, paleserebbe al mondo intero (come mai prima d'ora era stato possibile) l'assurdità del pensiero razzista nella sua forma più celebre, il nazismo appunto. Assurdità esasperata e grottesca, che non strappa però alcuna risata. I circa 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale, infatti, impediscono anche solo di sorridere in merito alla questione. Se quanto annunciato trovasse riscontro, infatti, ci si dovrebbe seriamente chiedere per quale caspita di motivo sia morta tanta gente. Non parlo solo degli ebrei passati per i camini dei lager o di chi, al nazismo, si oppose. Parlo anche dei tanti nazisti che in quel conflitto morirono. Per che cosa?
Pur con tutte le cautele che uno scoop del genere dovrebbe comportare, riporto fin da ora questa incredibile notizia, non per semplice curiosità o per il gusto del ridicolo che tutto ciò implica. La questione merita attenzione perchè, se confermata, paleserebbe al mondo intero (come mai prima d'ora era stato possibile) l'assurdità del pensiero razzista nella sua forma più celebre, il nazismo appunto. Assurdità esasperata e grottesca, che non strappa però alcuna risata. I circa 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale, infatti, impediscono anche solo di sorridere in merito alla questione. Se quanto annunciato trovasse riscontro, infatti, ci si dovrebbe seriamente chiedere per quale caspita di motivo sia morta tanta gente. Non parlo solo degli ebrei passati per i camini dei lager o di chi, al nazismo, si oppose. Parlo anche dei tanti nazisti che in quel conflitto morirono. Per che cosa?
Iscriviti a:
Post (Atom)




